Banca Agricola di Cavezzo

Costituzione: 29 ottobre 1922

Banca Agricola di Cavezzo

Pagina libro: 1078

ID: 1100

Per raccontare la storia di Banca popolare dell’Emilia Romagna occorre partire da molto lontano. Dalla fine del Ducato Estense per l’esattezza, nel 1860. Nonostante l’agricoltura rimanga saldamente la risorsa economica più importante e la mobilità di classe ancora quasi inesistente, l’annessione dell’antico Ducato alla nuova nazione, porta un certo impulso in ambito sia sociale che economico.
In particolare piccoli proprietari, professionisti, commercianti ed artigiani (la piccola borghesia emergente, insomma), vedono nell’annessione al Piemonte l’inizio di una nuova era carica di speranze di promozione sociale e libertà.
È in tale contesto che matura l’idea di dare vita ad una banca popolare in grado di remunerare il piccolo risparmio delle clas... Altro

IDImmagineStampatoreProvinciaEmissioneTaglioRaritàValore
A-1100--Modena1923Azione nominativa da Lire 50R2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
B-1100Banca Agricola di Cavezzo-2Stab. dal Re e Galloni - ModenaModena19232 azioniR3 (501-1000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
C-1100Banca Agricola di Cavezzo-3Stab. dal Re e Galloni - ModenaModena19238 azioniR3 (501-1000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
D-1100--Modena192320 azioni nominative da Lire 50R2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
E-1100Banca Agricola di Cavezzo-5Stab. dal Re e Galloni - ModenaModena192720 azioniR3 (501-1000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
F-1100--Modena1934Azione nominativa da Lire 50R2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
G-1100--Modena19345 azioni nominative da Lire 50R2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
H-1100--Modena193410 azioni nominative da Lire 50R2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
I-1100--Modena1947Azione nominativa da Lire 50R2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
J-1100--Modena19472 azioni nominative da Lire 50R2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
K-1100--Modena194710 azioni nominative da Lire 50R2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
L-1100--Modena194720 azioni nominative da Lire 50R2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
M-1100Banca Agricola di Cavezzo-13Stab. dal Re e Galloni - ModenaModena19581 azioneR3 (501-1000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
N-1100Banca Agricola di Cavezzo-14Stab. dal Re e Galloni - ModenaModena19585 azioniR3 (501-1000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
O-1100Banca Agricola di Cavezzo-15Stab. dal Re e Galloni - ModenaModena195810 azioniR3 (501-1000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
P-1100--Modena1967Azione nominativa da Lire 500R1 (Più di 5000 pezzi)S1 (da 0 a 25 €)

Per raccontare la storia di Banca popolare dell’Emilia Romagna occorre partire da molto lontano. Dalla fine del Ducato Estense per l’esattezza, nel 1860. Nonostante l’agricoltura rimanga saldamente la risorsa economica più importante e la mobilità di classe ancora quasi inesistente, l’annessione dell’antico Ducato alla nuova nazione, porta un certo impulso in ambito sia sociale che economico.
In particolare piccoli proprietari, professionisti, commercianti ed artigiani (la piccola borghesia emergente, insomma), vedono nell’annessione al Piemonte l’inizio di una nuova era carica di speranze di promozione sociale e libertà.
È in tale contesto che matura l’idea di dare vita ad una banca popolare in grado di remunerare il piccolo risparmio delle classi meno abbienti, finanziandone al contempo il credito e le iniziative economiche. In quel periodo tra l’altro, sul territorio modenese erano presenti soltanto due istituti bancari: le Casse di Risparmio di Carpi e Modena.

La fondazione e l’inizio dell’attività
Il 12 giugno 1867 alcuni “distinti cittadini”, molti dei quali aderenti alla Società Operaia di Mutuo Soccorso, danno ufficialmente vita alla “Banca Popolare di Credito o della Piccola Industria”, corrente sotto la denominazione di Banca Popolare di Modena. Fra i fondatori, tanti nomi noti della borghesia cittadina, tra cui i deputati Nicola Fabrizi e Claudio Sandonnini, il Ragionier Mamolo Coen (futuro Direttore generale della Banca), il Conte Camillo Guidelli (Presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso). L’Istituto, che ha sede presso alcuni locali affittati in casa Fabrizi (all’angolo fra Via Emilia e C.so Canalgrande), ha la forma giuridica di società per azioni a responsabilità limitata.
La Banca apre per la prima volta gli sportelli al pubblico il 15 ottobre
1869, dopo due anni di intensa attività preparatoria (individuazione di una sede, assunzione del personale, sottoscrizio-• • ne delle azioni, adempimenti amministrativi, ecc.).

L’introduzione del principio “una testa un voto”
Nel 1883 l’Assemblea Generale della Banca delibera la trasformazione in società cooperativa. Nel 1890 il Consiglio d’Amministrazione decide invece di riconoscere a ciascun socio soltanto un voto in assemblea a prescindere dal numero di azioni possedute. Si tratta di due decisioni destinate a segnare in modo indelebile l’Istituto, conformandolo a principi di partecipazione e democrazia economica che ancor oggi ne costituiscono l’essenza.

Lo sviluppo a cavallo del secolo
Nel corso dei decenni successivi la Banca si consolida quale uno degli Istituti di credito di riferimento della provincia di Modena, anche attraverso l’apertura di diverse succursali sul territorio: Finale Emilia nel 1899, Sassuolo nel 1906, Pavullo nel 1907. A testimonianza di questo ruolo stanno l’assunzione delle Esattorie Comunali di Modena, Finale Emilia e Pavullo, della Cassa del Servizio Tramviario nel capoluogo. Nel 1912 la Banca partecipa, quale azionista di maggioranza alla costituzione dei Magazzini generali della provincia di Modena.

L’impegno a favore delle opere pubbliche
Dall’inizio degli anni ’20 in poi la Banca concede a Comune e Provincia consistenti finanziamenti che permettono di realizzare importanti opere pubbliche, quali il completamento dell’elettrificazione delle ferrovie provinciali e l’avvio della bonifica del Burana. Sempre in quegli anni la Popolare di Modena partecipa al finanziamento della bonifica del bacino Parmigiana Moglia, comprendente una vasta area della Bassa Modenese. Nel 1923 viene concesso un importante finanziamento all’Università di Modena, che stava rischiando la chiusura per il basso numero di iscritti.
Lo sviluppo è confermato dai numeri dell’epoca: nel 1915 Banca Popolare di Modena raccoglie il 17% dei depositi ed eroga il 19% dei crediti nella provincia di Modena. La maggiore incidenza sugli impieghi è indice del ruolo importante rivestito già allora nel finanziamento delle imprese locali. Nel 1923 i depositi di Banca Popolare di Modena risultano, in provincia, secondi solo a quelli della Cassa di Risparmio di Modena.
La crisi del ’29 si fece sentire anche sui piccoli proprietari e sulle piccole imprese, che già allora costituivano lo zoccolo duro della clientela della Banca. I volumi dell’attività si contrassero dunque fino al 1935 quando, finalmente, la Banca riprese un consistente sviluppo. In quegli anni ai vertici della Banca salì Guido Corni, figlio di Fermo.

Il secondo dopoguerra: dalla ricostruzione al boom economico
L’impegno a favore di progetti di utilità sociale (per la riduzione della disoccupazione e per la costruzione di infrastrutture) continua anche negli anni del secondo dopoguerra. Fra i progetti che vedono importanti finanziamenti della Banca vi sono la costruzione del nuovo Mercato Bestiame e dell’Autodromo. Oltre a tali interventi vale la pena citare il poderoso sostegno fornito alle micro-imprese che nel dopoguerra sorgono come funghi in provincia, grazie anche allo sviluppo dei primi villaggi artigianali. Grazie anche al boom edilizio cominciarono ad affermarsi i mutui per la casa, che incontrarono favore soprattutto presso le famiglie di operai e impiegati.
L’azione della Banca popolare di Modena si iscrive a pieno titolo nell’ambito del sistema creditizio regionale come strumento di sostegno e di promozione dello sviluppo: la congiuntura favorevole dei primi anni Sessanta tocca tutti i settori produttivi. Risulta di particolare interesse la partecipazione al Fondo di solidarietà per le aree depresse, costituito nel 1960 presso la Camera di Commercio con lo scopo di fornire assistenza tecnica agli agricoltori e finanziamenti a fondo perduto ad artigiani, piccoli industriali, associazioni e albergatori.
Dopo la fine del boom economico, il 1968 e il 1969 sono gli anni delle rivendicazioni di carattere salariale e di una fase espansiva della domanda che provoca tensioni sui prezzi. La preferenza della Banca per una clientela piccola e media permette di affrontare l’inizio degli anni Settanta con una sufficiente sicurezza di stabilità e flessibilità di gestione.

Un formidabile sviluppo dimensionale
All’inizio degli anni ’70 inizia il formidabile processo di espansione che in vent’anni porterà alla costituzione di Banca popolare dell’Emilia Romagna, attraverso l’aggregazione di numerosi istituti cooperativi della Regione. Nel 1973 viene acquista la Banca Popolare di Castelfranco Emilia, nel 1975 la Banca Popolare Agricola Commerciale di Fabbrico nel 1979 la Banca Popolare Cooperativa Consorziale di Castelnuovo di Sotto, la Banca Cooperativa Valtarese e la Banca popolare cooperativa Bedoniese.
Il primo gennaio 1984 avviene forse la fusione più significativa. Banca Popolare di Modena si fonde con Banca Cooperativa di Bologna (fondata nel 1882), dando vita a Banca popolare dell’Emilia, con sede a Modena. Tre anni più tardi, nel 1987, viene incorporata anche Banca popolare di Cavezzo. Nel 1992 Banca popolare dell’Emilia incorpora Banca popolare di Cesena (fondata nel 1873), assumendo la denominazione attuale di Banca popolare dell’Emilia Romagna.

La formazione del Gruppo Banca popolare dell’Emilia Romagna
Nel 1994 parte il progetto di costituzione di un Gruppo bancario federale, attraverso l’acquisizione di numerose banche locali, delle quali vengono però preservate autonomia e radicamento territoriale. Fra 1994 e 2004 vengono acquisiti i seguenti Istituti, la maggior parte dei quali rimane autonomo: Banca Popolare di Ravenna , Cassa Rurale di Sicignano degli Alburni, Banca Popolare del Materano, Banca Popolare di Lanciano e Sulmona, Banca CRV-Cassa di Risparmio di Vignola, Banca Popolare di Crotone, Credito Commerciale Tirreno, Banca Popolare della Val d’Agri, Banca del Monte di Foggia, Banca Popolare del Sinni, Banca Popolare di Aprilia, Banca Popolare di Castrovillari e Corigliano, Calabro, Banca Popolare di Salerno, Carispaq-Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, Banca Popolare dell’Irpinia, Banco di Sardegna e Banca di Sassari, Eurobanca del Trentino.
Oggi Banca popolare dell’Emilia Romagna ed il suo Gruppo servono 2 milioni di clienti in tutto il paese, attraverso una rete di 13 banche forti di circa 1.200 sportelli.

Centoquarant’anni di Banca Popolare
Il 12 giugno 1867 veniva ufficialmente fondata la Banca Popolare di Modena. Da quel giorno sono passati centoquarant’anni. Inizia in quel momento una storia che prosegue fino a oggi. La storia di un Istituto che attraverso il credito e la raccolta del risparmio fornisce un contributo decisivo allo sviluppo dell’economia e al benessere delle persone. Durante questo lungo e avvincente cammino la Banca ha cambiato due volte il proprio nome (Banca popolare dell’Emilia prima, Banca popolare dell’Emilia Romagna poi), ha ampliato la gamma di prodotti e servizi offerti, ha moltiplicato le proprie dimensioni, collocandosi oggi fra i primi gruppi bancari del Paese. In questo formidabile processo di crescita non sono però mutati i valori di fondo di istituto cooperativo, vicino ai bisogni delle famiglie e delle imprese e deciso a fornire il proprio contributo per la promozione economica, sociale e culturale del territorio.
Centoquarant’anni di attività sono un traguardo straordinario. Come tutti i grandi risultati sono il frutto del lavoro di molti, soprattutto delle generazioni di professionisti che si sono succeduti nella costruzione di questa grande realtà al servizio di tante comunità locali. La vera chiave del successo risiede però nella fiducia che soci e clienti hanno sempre riconosciuto alla Banca, contribuendo in maniera decisiva alla sua crescita e al suo radicamento.
A tutti i protagonisti di questo successo va dunque il più sentito ringraziamento e la conferma che l’Istituto continuerà a operare con la serietà e l’impegno di sempre al servizio di soci, clienti e territori d’insediamento.

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