UNIONE ASTIGIANA DI CREDITO AGRICOLO COMMERCIALE

Costituzione: 1903

Codice ISMIN: 30220

Certificato nominativo per una azione definitive del valore di Lire 20 cadauna. Emesso a Mombercelli - Asti il 31 marzo 1903. La società costituita in Mombercelli con atto pubblico 15 gennaio 1900 rogato Garelli, approvata dal Tribunale Civile di Asti con Decreto 31 Gennaio 1900. Preziosa grafica con cornici che presentano i relativi stemmi del Comunue di Mombercelli sulla sinistra con la scritta (HOSPES HOSTIS VENIAT FUGIAT) e sulla destra lo stemma di Asti con la scritta (ASTE NITET CUSTODE SECUNDO MUNDO SANCTO). In basso al centro immagini della città e in alto. In alto l'immagine di uomo a cavallo con bandiera.

Le vicende principali che hanno caratterizzato la Cassa di risparmio di Asti nel periodo che corse dall’Unificazione al fascismo. Negli an... Altro

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A-30220UNIONE ASTIGIANA DI CREDITO AGRICOLO COMMERCIALE-1Lit. Doyen di L. Simondetti - TorinoMombercelli-Asti19031 Azione Lire 20R6 (51-100 pezzi)S5 (da 251 a 500 €)

Certificato nominativo per una azione definitive del valore di Lire 20 cadauna. Emesso a Mombercelli – Asti il 31 marzo 1903. La società costituita in Mombercelli con atto pubblico 15 gennaio 1900 rogato Garelli, approvata dal Tribunale Civile di Asti con Decreto 31 Gennaio 1900. Preziosa grafica con cornici che presentano i relativi stemmi del Comunue di Mombercelli sulla sinistra con la scritta (HOSPES HOSTIS VENIAT FUGIAT) e sulla destra lo stemma di Asti con la scritta (ASTE NITET CUSTODE SECUNDO MUNDO SANCTO). In basso al centro immagini della città e in alto. In alto l’immagine di uomo a cavallo con bandiera.

Le vicende principali che hanno caratterizzato la Cassa di risparmio di Asti nel periodo che corse dall’Unificazione al fascismo. Negli anni Sessanta e Settanta, venne a consolidarsi in città una notevole fiducia verso l’istituto, che si tradusse in un consistente aumento dei depositi. Essa si fondava, da un lato, sulla buona gestione posta in atto dai suoi presidenti, barone Vittorio Alessio e cavalier Giacinto Rolando, e, dall’altro, dalla crisi che colpì la Banca del popolo di Asti, poi Banche unite, che travolse i risparmi cittadini negli anni 1875-1878. Per fronteggiare la concorrenza di questo istituto, la Cassa aveva modificato il suo statuto già nel 1867. Tra le variazioni più importanti che erano state introdotte, era stato rivisto il nome sopprimendo le parole «di previdenza» e alzando il limite di credito dei depositi a 10.000 lire.
Un altro fattore che strinse maggiormente il legame tra la Cassa e la realtà astigiana si manifestò tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni del decennio successivo, allorché la crisi finanziaria postunitaria toccò il suo apice. La rarefazione della circolazione di moneta metallica obbligò il Comune, per agevolare le esigenze del commercio e della produzione, ad emettere biglietti fiduciari per l’importo di 400.000 lire. L’operazione fu affidata alla Cassa, che si occupò di porre in circolazione i biglietti. Nel 1873, cessata l’emergenza, l’istituto concesse al comune un prestito sufficiente a coprire l’importo dei biglietti emessi22.
La Cassa di risparmio di Asti non risentì in modo traumatico della recessione finanziaria dell’ultimo decennio del secolo, anche se lo scandalo della Banca romana, che travolse il primo ministero Giolitti nel 1893, e il successivo tracollo di alcune grandi banche nazionali generò nei risparmiatori un profondo senso di sfiducia, che si manifestò con una ripetuta richiesta di rimborsi per importi superiori ai versamenti. La ripresa del normale giro d’affari fu, in questa occasione, più lenta che nelle crisi precedenti perché si assistette anche ad Asti, negli anni a cavallo dei due secoli, al fiorire di un grande numero di minuti istituti di credito. Una strategia volta al mantenimento di tassi di interesse sui prestiti più bassi rispetto alle altre realtà bancarie permise tuttavia alla Cassa di andare incontro ad un nuovo periodo di sviluppo incentrato non solo più sul sostegno all’agricoltura, ma anche sulla nascente industria. In proposito, nel 1906 la Cassa fu tra i principali sostenitori dell’iniziativa degli imprenditori torinesi Diatto e Assauto di costruire lo stabilimento Way Assauto, impresa meccanica che avrebbe proiettato Asti nel cuore della realtà industriale italiana23. L’impegno della banca astigiana verso il settore primario continuò in modo pieno, come ad esempio nel contrasto alla fillossera, malattia della vite che aveva messo in ginocchio molte famiglie di agricoltori. Sovvenzioni familiari e creazione di consorzi antifillosserici furono alcune delle risposte date per combattere il flagello.
Pochissime notizie si hanno sulla terza cassa piemontese, in ordine di dimensioni, la Cassa di Vercelli, a causa della perdita avvenuta nel corso del tempo di gran parte del suo archivio.
Più ampie informazioni si hanno invece sulle consorelle cuneesi, delle cui vicende sono stati pubblicati alcuni volumi e articoli24. Negli anni successivi all’Unità, le casse di risparmio della Provincia Granda ebbero una costante e continua crescita dei depositi. All’inizio degli anni Ottanta, le cinque casse di Cuneo, Bra, Mondovì, Savigliano e Alba avevano raccolto una massa fiduciaria che superava i sette milioni di lire. E, di conseguenza, aumentavano anche i loro impieghi. Le principali operazioni erano dirette a finanziare i locali monti di pietà e a concedere mutui ai corpi morali, ovvero agli enti pubblici e di beneficenza, quali comuni, ospedali, opere pie, associazioni caritative. In particolare, a beneficiare maggiormente delle operazioni di mutuo erano i comuni, che utilizzavano le risorse finanziarie ricevute per la costruzione di strade, cimiteri, acquedotti, fognature ed altre opere pubbliche. Minore rilevanza ebbero le operazioni di mutuo verso privati, garantite da ipoteche e da sconto di effetti cambiari. Una parte era investita, inoltre, in titoli di stato, per lo più Consolidato 5 per cento, in titoli ferroviari garantiti dallo stato e in obbligazioni comunali e provinciali. Poiché in quegli anni i depositi continuavano a crescere in misura superiore alle richieste di finanziamento, le casse aumentarono via via i loro investimenti in titoli, tanto da raggiungere, e in alcuni casi a superare, il rapporto del 50 per cento rispetto ai depositi.
Le prime elargizioni delle casse cuneesi si ebbero a partire dagli anni Ottanta.
In particolare, la Cassa di risparmio di Cuneo contribuì, a partire dal 1882, alla realizzazione di una scuola pratica di agricoltura, di una scuola di meccanica, di asili infantili rurali, di un ospedale infantile, del Consorzio antifillosserico della provincia, della linea telefonica Torino-Cuneo25.
Nell’ultimo ventennio del secolo, Giuseppe Berrini – direttore della Cassa di Cuneo – e il notaio Giacomo Oddero – con studio a Cortemilia – divennero i promotori dell’avvio in provincia di nuove casse rurali di prestiti. Legati da rapporti di amicizia con Leone Wollemborg, che aveva fondato la prima cassa rurale italiana ispirandosi al tedesco Raiffaisen, costituirono la prima istituzione creditizia del genere a Diano d’Alba nel 188626, e ne promossero altre tredici dal 1888 al 1902. La Cassa di Cuneo si impegnava a concedere al comitato promotore dell’iniziativa un piccolo credito iniziale di lire 10.000 mediante lo sconto di effetti cambiari gravati da un tasso del 5 per cento. I due filantropi ritenevano che l’economia avrebbe tratto profitto dal credito bancario solo se questo non fosse stato egemonizzato da pochi istituti che nel tempo avrebbero potuto condizionare il mercato. Pertanto, si attivarono affinché le casse rurali, ed anche le casse di risparmio, si diffondessero copiose in tutto il territorio provinciale. Berrini, in particolare, avviò nel 1899 una cassa di risparmio a Mondovì, nel 1902 a Saluzzo e nel 1905 a Fossano27.
Anche relativamente alla Cassa di Alessandria, che era il quinto istituto della regione per dimensioni, si hanno delle notizie circa la sua attività28. Con i primi anni Settanta e con la costituzione in città di una banca popolare, si profilarono i primi scontri in seno al notabilato locale, che sedeva nel Consiglio di amministrazione della Cassa, tra chi avrebbe voluto conservare all’istituto la sua originaria missione di raccolta e custodia del piccolo risparmio e chi invece prospettava una più decisa trasformazione in banca commerciale. Stando alla ricostruzione fatta da Piero Angiolini, il primo storico dell’istituto, l’inconciliabilità tra questi due opposti orientamenti provocò la grave crisi che, alla fine del 1876, sfociò nelle dimissioni dell’intero Consiglio nelle mani dell’amministrazione cittadina. L’organo direttivo della Cassa fu così completamente rinnovato e a presiederlo fu chiamato una personalità di prestigio, quale era il conte Vittorio Zoppi di Cassine, senatore del regno e futuro sindaco della città. Tra gli altri membri chiamati a sedere in Consiglio, vi furono il conte Giulio Figarolo di Groppello, il conte Emilio Ottolenghi e l’avvocato Ottaviano Barberis.
Alla fine degli anni Settanta, i depositi superavano ormai abbondantemente il milione di lire e tale disponibilità crescente di fondi imponeva anche nuove destinazioni al loro impiego. Dato lo stretto legame con la città, una parte consistente della raccolta, pari a circa 1 milione, fu collocata nel 1879 nell’acquisto di obbligazioni al 6 per cento emesse dal comune di Alessandria29. E, nello stesso anno, l’istituto erogò un’ingente somma per soccorrere la popolazione della città colpita da una grave alluvione del Tanaro. Le altre forme di impiego erano quelle tradizionalmente previste dallo statuto, cioè prestiti a privati garantiti da ipoteche. Mentre negli anni Ottanta, con l’aumento delle disponibilità finanziarie, crebbero i mutui erogati agli enti locali, di cui beneficiarono soprattutto Alessandria e i comuni limitrofi.
Nell’ultimo decennio del secolo, la Cassa dovette misurarsi e competere con altre istituzioni creditizie che erano nate in città. La concorrenza divenne particolarmente dura e quando altri istituti locali, come la Banca popolare e la Cassa operaia che avevano raccolto notevoli consensi tra il pubblico, si trovarono in difficoltà, anche la Cassa di risparmio ne risentì dovendo far fronte a numerose richieste di rimborso di depositi. Nel 1893, anno del dissesto della Banca popolare di Alessandria, questi si ridussero di oltre un milione e soltanto le contromisure varate dagli amministratori, quali l’emissione di libretti a tempo determinato, evitarono maggiori danni. In quel periodo, fu assorbito l’antico Monte di pietà, fondato nel 1649 da Francesco Ghilini e che era stato gestito dalla congregazione dell’Ospedale dei SS. Antonio e Biagio.