Mines de Cuivre de Sardaigne S. A. des

Costituzione: 17 agosto 1915

Mines de Cuivre de Sardaigne S. A. des

Pagine libro: 832, 833

ID: 1311

La Miniera di Funtana Raminosa sita poco lontano da Gadoni si raggiunge percorrendo una strada asfaltata che devia dalla provinciale per Seulo.

La Geologia e la genesi della mineralizzazione

I terreni presenti nell'area considerata possono essere distinti in 2 tipologie principali: le più antiche appartengono all'Unità di Meana Sardo (Paleozoico) ed le seconde riconducibili ai cosidetti "Tacchi" (Mesozoici). Della prima fanno parte partendo dalla formazione più antica: le arenarie di Manixeddu (Ordoviciano), le vulcaniti basiche di Serra Tonnai (Ordoviciano), gli Scisti di Bruncu su Pizzu (Siluriano inferiore), gli argilloscisti neri (Siluriano medio-superiore) e a chiudere il cosiddetto "Postgotlandiano" (età: Carbonifero Infe... Altro

ID Immagine Stampatore Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-1311Mines de Cuivre de Sardaigne S. A. des-1Imp. Robert Freres - NantesNantes19191 azioneR3 (501-1000 pezzi)S4 (da 101 a 250 €)
B-1311Mines de Cuivre de Sardaigne S. A. des-2Imp. Robert Freres - NantesNantes19191 azioneR3 (501-1000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
C-1311Mines de Cuivre de Sardaigne S. A. des-3Imp. Robert Freres - NantesNantes19151 obbligazione--

La Miniera di Funtana Raminosa sita poco lontano da Gadoni si raggiunge percorrendo una strada asfaltata che devia dalla provinciale per Seulo.

La Geologia e la genesi della mineralizzazione

I terreni presenti nell’area considerata possono essere distinti in 2 tipologie principali: le più antiche appartengono all’Unità di Meana Sardo (Paleozoico) ed le seconde riconducibili ai cosidetti “Tacchi” (Mesozoici). Della prima fanno parte partendo dalla formazione più antica: le arenarie di Manixeddu (Ordoviciano), le vulcaniti basiche di Serra Tonnai (Ordoviciano), gli Scisti di Bruncu su Pizzu (Siluriano inferiore), gli argilloscisti neri (Siluriano medio-superiore) e a chiudere il cosiddetto “Postgotlandiano” (età: Carbonifero Inferiore) costituito da metarenarie quarzose, filladi quarzifere e quarziti. Sopra al basamento paleozoico si estende una copertura tabulare del Giurassico medio-superiore, i cosidetti “Tacchi”, la cui parte inferiore è conglomeratico-arenacea mentre quella superiore è carbonatica.

Vi sono 2 teorie che spiegherebbero la genesi delle mineralizzazioni di Funtana Raminosa: la prima di tipo idrotermale secondo la quale i convogli mineralizzati sarebbero risaliti lungo le pareti e le fratture dei filoni porfirici messi in posto durante l’Orogenesi Ercinica; la seconda di tipo vulcano-sedimentare sarebbe da porre in relazione con il vulcanismo dell’ordoviciano e a fenomeni di idrotermalismo che hanno convogliato i metalli e la silice in un bacino di sedimentazione, dove è avvenuta la deposizione insieme ai primi sedimenti carbonatici del Siluriano Inferiore. Tali rocce sedimentarie comprendenti la mineralizzazione sono poi state interessate dai fenomeni legati all’Orogenesi Ercinica durante la quale si è avuta una intensa rimobilizzazione delle mineralizzazioni; questo spiegherebbe la formazione dei grossi corpi mineralizzati a solfuri misti di Cu, Pb ,Ag e Zn, coltivati nella Miniera di Funtana Raminosa (cantieri Brebegargius, S. Anna, Vecchi Cantieri, S. Eugenio). In particolare il giacimento minerario è costituito da un corpo sub verticale mineralizzato a blenda, galena e calcopirite con una estensione longitudinale di 200-300 m. e potenza variabile da 3 a 10 metri.

La Storia

La storia di questa miniera è molto antica, probabilmente antiche genti scavarono gallerie alla ricerca del rame. La prova di ciò venne subito all’occhio dei primi esploratori che nel XIX secolo studiarono questa miniera, con il ritrovamento di antichi scavi minerari. Gli stessi bronzetti nuragici ritrovati in questa zona testimoniano l’estrazione del rame già nel 800 a.c.

A partire dall’VIII sec. a.C., furono i Fenici e i Cartaginesi ad avventurarsi nell’entroterra scoprendo anch’essi i minerali che affioravano lungo l’alveo dell’attuale Rio Saraxinus. A riprova di ciò in epoca moderna una delle tante gallerie venne chiamata Galleria Fenicia.

La miniera fu sicuramente attiva già in epoca romana, grazie al ritrovamento di utensili e di un particolare lingotto di rame e di lunghe gallerie. Furono inoltre scoperti in località Seddas is Puzzus i resti di un minatore morto per una frana in epoca imperiale. E proprio in onore di quegli antichi scavi fu scavata in tempi moderni la Galleria Romana.

Lo stesso nome del fiume che scorre in tale località, il Riu Saraxinu, potrebbe testimoniare la presenza dei Saraceni nel 700 d.c. che ricercavano le ricche lenti mineralizzate.Nel 1517 lo spagnolo Pietro Xinto eseguì degli scavi in una vasta area comprendente la miniera di Funtana Raminosa. Nel 1882 fu Vincenzo Ridi ad eseguire lavori di esplorazione. La scoperta vera e propria del giacimento minerario avvenne nel 1886 ad opera degli ingegneri Luigi Sanna Manunta ed Emilio Jacob che eseguivano nella zona i tracciamenti della Ferrovia Cagliari – Sorgono.

Nel 1908 l’Avv. Paolo Guinebertière investì parte del suo patrimonio per avviare la produzione nel promettente sito minerario; gli investimenti personali dell’avvocato furono ripagati con successo dall’acquisto di 60.000 tonn. di minerale da parte di una importante Società americana.

Nel 1915 nacque la Societè Anonyme des Mines de Cuivre de Sardaigne, ad opera dello stesso Guinebertière con altri capitalisti francesi. Questo permise nuovi investimenti per installare moderni impianti di perforazione e per la costruzione di una laveria meccanica. Quest’ultima in realtà mal si prestava a trattare i Solfuri misti di Funtana Raminosa, che invece abbisognavano per la separazione, di moderni impianti di flottazione. Con un ingente sforzo economico nel 1920 una moderna laveria entrò a regime per la produzione di concentrati di rame.

Nel 1936 venne costituita la Società Anonima Funtana Raminosa che concentrò gli scavi nei cantieri San Eugenio e Brebegargiu e favorì la nascita di un piccolo villaggio minerario a bocca di miniera; qui erano presenti una scuola, un ambulatorio, uno spaccio oltre ad un laboratorio chimico e le officine.

Negli anni ’40 fu la Società Cogne Spa a tentare l’aumento della produzione mineraria; una teleferica lunga 1 km permetteva il trasporto del minerale fino a Taccu Zippiri, da qui tramite i camion il materiale veniva portato alla stazione ferroviaria di Ortuabis e quindi raggiungeva il porto di Cagliari per essere imbarcato. Una seconda teleferica, realizzata nel 1956, serviva al trasporto dei grezzi provenienti dai cantieri della sezione Funtana Raminosa (Funtana Raminosa, 1° Ribasso e 2° Ribasso); una terza venne progettata e mai realizzata.

Negli anni ’60 fu la Società Cuprifera Sarda ad investire importanti capitali, dando benessere al paese di Gadoni ed ai comuni limitrofi. La coltivazione venne concentrata nei cantieri Addiscazzu e San Gabriele. Negli anni ’60 – ’70 iniziò la crisi mineraria, con la chiusura di molte miniere fra cui quella vicina di Seui. La miniera di Funtana Raminosa passò alla EGAM, Società a partecipazione statale che concentrò le sue attenzioni su una ricca vena mineralizzata, chiamata Lente 273. Vennero effettuati importanti lavori di ristrutturazione dei cantieri sotterranei e fu costruita una moderna rampa d’accesso; il metodo di coltivazione utilizzato era il Sub level Stoping, che consisteva nell’abbattere il minerale nei sottolivelli facendo brillare l’esplosivo in fori verticali; il minerale così abbattuto cadeva nei vuoti di coltivazione dove veniva caricato. Il parco macchine prevedeva l’utilizzo di due Jumbo di perforazione diesel a due bracci, e due macchine di carico Scoop-Tram con benna da 2 metricubi.

I concentrati piombiferi e zinciferi trovavano facile collocazione sul mercato e venivano inviati alle fonderie di San Gavino e di Portovesme; i concentrati di rame venivano venduti in Spagna alla Rio Tinto Patino per il trattamento elettrolitico.

Anche quando alla EGAM subentrò la SAMIM si continuò ad investire nell’ammodernamento e potenziamento degli impianti e delle macchine, tanto che venne progettato un nuovo impianto di trattamento del minerale da 1000 tonn. al giorno. Il progetto si dimostrò presto azzardato in quanto le riserve di minerale accertato si dimostrarono enormemente inferiori alle attese, onde per cui il nuovo impianto di trattamento costato ben 30 miliardi di lire, entrato in funzione nel 1982 funzionò per solo 8 mesi e poi venne chiuso. Questa situazione si sommò al calo dei prezzi dei metalli e compromise inevitabilmente il destino della miniera, che nel 1983 chiuse definitivamente i cantieri minerari.

Nel marzo del 1987, un gruppo di 19 minatori occupò i pozzi della miniera restando per 20 giorni sottoterra chiedendo un futuro alternativo. A distanza di più di vent’anni la riqualificazione dell’area a fini turistici da parte dell’IGEA (Per info: 0781491300 – www.igeaspa.it). e l’istituzione della Zona E del Parco Geominerario rappresenta probabilmente quel futuro tanto agognato dai minatori, non solo per il sito minerario ma anche per l’intero territorio della Barbagia. A tutt’oggi vengono eseguite visite guidate nei cantieri minerari previa prenotazione!

Impianto di Trattamento degli anni ’70 (e le prospettive di potenziamento – anni ’80)Comprendeva le seguenti sezioni; frantumazione, macinazione, flottazione, filtrazione con deposito concentrati e stazione di pompaggio con relativo bacino di decantazione.Frantumazione: il grezzo di miniera, prodotto con l’uso di esplosivo in pezzatura 200-250 mm, veniva ridotto in 2 stadi di frantumazione a 14 mm. Le caratteristiche di durezza del minerale limitano la capacità dell’impianto a 40 t/h. Il potenziamento di questa sezione prevedeva un nuovo frantoio primario Dragon 1000 MR (90 t/h) atto a ricevere la pezzatura più grossa proveniente dai sottolivelli sotto il 5° ribasso.

Macinazione: lo stadio di comminuzione era costituito da 2 mulini a sfere di vecchia concezione che riducono la pezzatura a 150-200 mesh (0,10-0.07 mm). Si pensò di potenziare tale sezione un stallando un unico mulino cilindrico a sfere da 500 tonn. al giorno.

Flottazione: la flottazione dei tre solfuri (blenda, galena e calcopirite) avveniva in tre fasi: si flottava la calcopirite assieme alla galena, si recuperava la blenda eliminando gli sterili, e poi si separava la calcopirite dalla galena. Il potenziamento di tale sezione prevedeva lo stesso schema di trattamento ma con celle di flottazione di maggiori dimensioni.

Filtrazione: la filtrazione dei tre concentrati di blenda, galena e calcopirite avveniva mediante l’utilizzo di filtri a tamburo sotto vuoto.

Sterili: la torbida sterile veniva trasferita con pompe centrifughe attraverso una tubazione da 4″ lunga 1,5 km, ad un bacino di decantazione. A monte della stazione di pompaggio venivano immessi appositi additivi al fine di neutralizzare i cianuri e il cromo esavalente.

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