Manifatture Cotoniere Meridionali
Costituzione: 7 gennaio 1913
Codice ISMIN: 7799
La Manifatture Cotoniere Meridionali è una azienda tessile storica, che riuniva diversi stabilimenti dell'Agro Nocerino Sarnese. È stata più nota in seguito con l'acronimo MCM.
Durante il regno di Gioacchino Murat (1808-1815) alcune famiglie svizzere avviarono l'industria tessile nell'Agro Nocerino Sarnese. Il ... Altro
La Manifatture Cotoniere Meridionali è una azienda tessile storica, che riuniva diversi stabilimenti dell’Agro Nocerino Sarnese. È stata più nota in seguito con l’acronimo MCM.
Durante il regno di Gioacchino Murat (1808–1815) alcune famiglie svizzere avviarono l’industria tessile nell’Agro Nocerino Sarnese. Il principale motivo di questa emigrazione è l’embargo Napoleonico ai produttori ed esportatori inglesi ed americani, che danneggiava indirettamente i tessitori svizzeri. Questi avevano convenienza a trasferire le loro produzioni nel sud Italia, dove trovavano fiumi (per la forza motrice), mano d’opera contadina, già esperta di tessitura che era presente in zona in forma di artigianato e produzione domestica, ed estese coltivazioni di cotone. Inoltre, dapprima il regno napoleonico, e in seguito quello borbonico, applicarono diversi incentivi economici.
Nel 1835 l’area dell’Irno presentava dunque già una certa concentrazione di industria tessile.
Federico Alberto Wenner, un industriale svizzero, giunto a Salerno nel 1829, fonda insieme ad altri suoi connazionali le industrie tessili di Fratte di Salerno.
Nel 1918 vengono nazionalizzati gli stabilimenti, con il nome di Manifatture Cotoniere Meridionali s.p.a., che nel frattempo erano passate al figlio Roberto Wenner. Oltre all’industria di Fratte il gruppo comprendeva gli stabilimenti campani di Poggioreale, Angri, Nocera, Piedimonte, Pellezzano e il Cotonificio di Spoleto.
Nel 1930 le MCM vengono acquisite dal Banco di Napoli. Nel 1970 dall’ENI. Nel 1995 Gianni Lettieri, allora presidente dell’Unione Industriali di Napoli, acquisisce attraverso l’aggiudicazione di un bando di gara per la privatizzazione da ENI l’azienda e gli stabilimenti di Fratte, di Angri (questi ultimi posti in pieno centro cittadino) e Nocera Inferiore. In seguito Lettieri cede gli stabilimenti di Angri all’imprenditore conserviero Antonino Russo.
Nel 2011 Russo abbandona il progetto di riqualificare l’area industriale.



