Istituto per la Ricostruzione Industriale (I.R.I.)

Costituzione: 23 gennaio 1933

Istituto per la Ricostruzione Industriale (I.R.I.)

ID: 2795

100 OBBLIGAZIONI 5,50%

COSTITUITO CON DECRETO LEGGE 23 GENNAIO 1933 N. 5 CONVERTITO NELLA LEGGE 3 MAGGIO 1933 N. 512

L'IRI - acronimo di Istituto per la Ricostruzione Industriale - è stato un ente pubblico italiano, istituito nel 1933 per iniziativa dell'allora presidente del Consiglio Benito Mussolini al fine di evitare il fallimento delle principali banche italiane (Commerciale, Credito Italiano e Banco di Roma) e con esse il crollo dell'economia, già provata dalla crisi economica mondiale iniziata nel 1929.
Nel dopoguerra allargò progressivamente i suoi settori di intervento e fu l'ente che modernizzò e rilanciò l'economia italiana durante soprattutto gli anni '50 e '60; nel 1980 l'IRI era un gruppo di circa 1.000 società con più di 50... Altro

ID Immagine Stampatore Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-2795Istituto per la Ricostruzione Industriale (I.R.I.)-1Officina Carte-Valori Istituto Poligrafico dello StatoRoma1948100 obbligazioniR2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
B-2795Istituto per la Ricostruzione Industriale (I.R.I.)-2Officina Carte-Valori Istituto Poligrafico dello StatoRoma19371 obbligazioneR2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
C-2795Istituto per la Ricostruzione Industriale (I.R.I.)-3Officina Carte-Valori Istituto Poligrafico dello StatoRoma194950 obbligazioniR2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
D-2795Istituto per la Ricostruzione Industriale (I.R.I.)-4Officina Carte-Valori Istituto Poligrafico dello StatoRoma1938VariabileR2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
E-2795Istituto per la Ricostruzione Industriale (I.R.I.)-5Officina Carte-Valori Istituto Poligrafico dello StatoRoma19331 obbligazioneR2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)

100 OBBLIGAZIONI 5,50%

COSTITUITO CON DECRETO LEGGE 23 GENNAIO 1933 N. 5 CONVERTITO NELLA LEGGE 3 MAGGIO 1933 N. 512

L’IRI – acronimo di Istituto per la Ricostruzione Industriale – è stato un ente pubblico italiano, istituito nel 1933 per iniziativa dell’allora presidente del Consiglio Benito Mussolini al fine di evitare il fallimento delle principali banche italiane (Commerciale, Credito Italiano e Banco di Roma) e con esse il crollo dell’economia, già provata dalla crisi economica mondiale iniziata nel 1929.
Nel dopoguerra allargò progressivamente i suoi settori di intervento e fu l’ente che modernizzò e rilanciò l’economia italiana durante soprattutto gli anni ’50 e ’60; nel 1980 l’IRI era un gruppo di circa 1.000 società con più di 500.000 dipendenti. Per molti anni l’IRI fu la più grande azienda industriale al di fuori degli Stati Uniti d’America; nel 1992 chiudeva l’anno con 75.912 miliardi di lire di fatturato ma con 5.182 miliardi di perdite. Ancora nel 1993 l’IRI si trovava al settimo posto nella classifica delle maggiori società del mondo per fatturato, con 67.5 miliardi di dollari di vendite. Trasformato in società per azioni nel 1992, cessò di esistere dieci anni dopo.

l’Iri nacque come ente temporaneo con lo scopo prettamente di salvataggio delle banche e delle aziende a loro connesse. Il nuovo ente era formato da una “Sezione finanziamenti” e una “Sezione smobilizzi”. Nel 1930 la crisi di liquidità del Credito Italiano portò alla fusione con la Banca nazionale di credito. Il Credito Italiano assunse le attività e le passività a breve scadenza della Banca nazionale del credito (BNC), cedendole gran parte degli investimenti a lunga scadenza. In un secondo momento la BNC cedette le sue partecipazioni in società industriali alla Società Finanziaria Italiana (Sfi), mentre le partecipazioni immobiliari e le partecipazioni in aziende di pubblica utilità furono trasferite alla Società Elettrofinanziaria. Sfi e Società Elettrofinanziaria furono messe in liquidazione nel 1934 dopo essere passate sotto il controllo dell’IRI.
Nel 1931 l’intervento pubblico riguardò la Banca Commerciale Italiana che, di fronte alla crisi del 1929, aveva aumentato la propria esposizione verso il sistema industriale. Il crollo delle quotazioni azionarie richiese l’intervento statale, che si concretizzò nella cessione dalla Comit alla Società Finanziaria Industriale Italiana della totalità delle azioni possedute dalla banca.
Nel pieno della crisi la Banca d’Italia si trovò esposta verso l’Istituto di liquidazioni, un ente pubblico creato nel 1926 per sostenere finanziariamente le imprese in crisi, e verso le banche, per oltre 7 miliardi, ovvero oltre il 50% del circolante.
Lo Stato assunse dunque le partecipazioni delle banche in crisi, finanziandole affinché non fallissero. Le partecipazioni furono poi trasferite all’IRI, la cui principale preoccupazione divenne rimborsare alla Banca d’Italia il capitale ricevuto. Una volta trasferite le quote all’Istituto, questo avviò una propria campagna di mobilitazione del credito attraverso lo strumento delle obbligazioni industriali garantite dallo Stato. L’operazione fu l’applicazione in larga di quanto era già stato abbozzato con l’INA, ovvero l’organizzazione del piccolo risparmio che le banche, vincolate in legami a doppio filo con il sistema industriale, non riuscivano ad impiegare in reali processi di sviluppo.
In questo modo l’IRI, e quindi lo Stato, smobilizzò le banche miste, diventando contemporanenamente proprietario di oltre il 20% dell’intero capitale azionario nazionale e di fatto il maggiore imprenditore italiano, con aziende come Ansaldo, Ilva, Cantieri Riuniti dell’Adriatico, SIP, SME, Terni, Edison. Si trattava in effetti di aziende che già da molti anni erano vicine al settore pubblico, sostenute da politiche tariffarie favorevoli e da commesse belliche. Inoltre l’IRI possedeva le tre maggiori banche italiane.
Al 1934, il valore nominale del patrimonio industriale era di 16,7 miliardi di lire, pari al 14,3% del Pil. Tra i principali trasferimenti all’ente figuravano:
la quasi totalità dell’industria degli armanenti
i servizi di telecomunicazione di gran parte dell’Italia
un’altissima quota della produzione di energia elettrica
una notevole quota dell’industria siderurgica civile
tra l’80% ed il 90% del settore di costruzioni navali e dell’industria della navigazione
Primo presidente, oltre che tra gli artefici della creazione dell’ente, fu Alberto Beneduce, economista di tradizione Socialista e fiduciario del Presidente del Consiglio dei Ministri.

 

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