ILVA Altiforni e Acciaierie d'Italia

Costituzione: 19 gennaio 1897

ILVA Altiforni e Acciaierie d'Italia

Pagina libro: 1081

ID: 3358

Costituita nel 1897  con sede in Piombino (LI) è stata ammessa alla quotazione nel 1918 ed è stata cancellata dal listino nel 1983. Il capitale alla costituzione era di L. 650.000.

L'Ilva è una società per azioni del Gruppo Riva che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell'acciaio. Con il nome della originaria azienda fondata nel 1905, è nata sulle ceneri della dismessa Italsider. Prende il nome dal nome latino dell'isola d'Elba, dalla quale era estratto il minerale di ferro che alimentava i primi altiforni costruiti in Italia a fine Ottocento.
Il più importante stabilimento italiano è situato a Taranto, e costituisce il maggior complesso industriale per la lavorazione dell'acciaio in Europa. Altri stabilimenti sono a Gen... Altro

ID Immagine Stampatore Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-3358ILVA Altiforni e Acciaierie d’Italia-1Officina Carte Valori Staderini - RomaRoma19181 azioneR4 (251-500 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
B-3358ILVA Altiforni e Acciaierie d’Italia-2Officina Carte Valori Staderini - RomaRoma19181 azioneR4 (251-500 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
C-3358ILVA Altiforni e Acciaierie d’Italia-3S L A G – GenovaRoma19181 azioneR4 (251-500 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
D-3358ILVA Altiforni e Acciaierie d’Italia-4Calcografia & Cartevalori - MilanoRoma19481 azioneR3 (501-1000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
E-3358ILVA Altiforni e Acciaierie d’Italia-5Brevetti Calcografia & Cartevalori - MilanoGenova19592 azioniR3 (501-1000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
F-3358ILVA Altiforni e Acciaierie d’Italia-6Brevetti Calcografia & Cartevalori - MilanoGenova1959VariabileR3 (501-1000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)

Costituita nel 1897  con sede in Piombino (LI) è stata ammessa alla quotazione nel 1918 ed è stata cancellata dal listino nel 1983. Il capitale alla costituzione era di L. 650.000.

L’Ilva è una società per azioni del Gruppo Riva che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell’acciaio. Con il nome della originaria azienda fondata nel 1905, è nata sulle ceneri della dismessa Italsider. Prende il nome dal nome latino dell’isola d’Elba, dalla quale era estratto il minerale di ferro che alimentava i primi altiforni costruiti in Italia a fine Ottocento.
Il più importante stabilimento italiano è situato a Taranto, e costituisce il maggior complesso industriale per la lavorazione dell’acciaio in Europa. Altri stabilimenti sono a Genova, Novi Ligure (AL), Racconigi (CN), Marghera (VE), Patrica (FR).

L’Ilva/Italsider è stata una delle maggiori aziende siderurgiche italiane del XX secolo. La sua storia è quasi centenaria e ha avuto inizio ai primi del secolo per concludersi a fine anni ottanta.
Nata per iniziativa di industriali del settentrione d’Italia come ILVA (nome che ha poi riacquistato dagli anni novanta), con la nascita dell’IRI la società è passata poi sotto il controllo pubblico impiantando stabilimenti a Genova-Cornigliano, Taranto e Napoli-Bagnoli. Negli anni sessanta è diventato uno dei maggiori gruppi dell’industria di stato.
A fine anni ottanta, con la crisi del mercato dell’acciaio, e dopo diverse traversie economico-finanziarie – culminate nel 1983 nella liquidazione volontaria e la conseguente cessione alla Finsider della partecipazione azionaria nella Nuova Italsider, l’Italsider è rinata con la costituzione del consorzio COGEA come Nuova Italsider Acciaierie di Cornigliano per poi essere rilevata, con l’originario nome di ILVA, dal gruppo siderurgico Riva.
L’operazione di cessione a privati dello storico complesso – un tempo colosso della siderurgia – ha destato polemiche e perplessità in special modo fra dirigenza industriale, amministratori pubblici e popolazioni delle aree in cui si trovavano gli insediamenti produttivi, zone fortemente minate dall’inquinamento industriale provocato dalla presenza di altiforni. [senza fonte]
Con gli anni novanta è iniziata la laboriosa opera di dismissione degli impianti produttivi e una riconversione delle aree precedentemente occupate dagli insediamenti siderurgici.
L’atto di costituzione dell’ILVA, avvenuto nel capoluogo ligure, risale al 1º febbraio 1905 dalla fusione delle attività siderurgiche dei gruppi Elba (che operava a Portoferraio), Terni e della famiglia romana Bondi, che aveva realizzato un altoforno a Piombino. Il capitale sociale iniziale era di dodici milioni di lire e di esso facevano parte la società Siderurgica di Savona (controllata dalla società Terni), la Ligure Metallurgica e, in forma diretta, la stessa Terni. Successivamente si aggiunse al capitale iniziale – portandolo a venti milioni – quello della Elba, il cui ingresso veniva a completare la compagine societaria.
Il gruppo base Terni-Elba – attivo nel settore dell’estrazione del minerale di ferro soprattutto nell’isola d’Elba – era controllato da esponenti della finanza genovese. che intendevano sfruttare le agevolazioni programmate con la legge per il risorgimento economico di Napoli – varata nel luglio 1904 – che prevedeva l’installazione entro il 1908 di un grande impianto a ciclo integrato a Bagnoli.
L’Ilva era stata costituita, con il sostegno governativo, per realizzare il polo siderurgico di Bagnoli, nell’ambito dei piani per lo sviluppo dell’industrializzazione nel napoletano elaborati dall’allora deputato Francesco Saverio Nitti; questo le permetteva di ricevere forniture di minerale di ferro a prezzo agevolato e di godere di forti barriere doganali che la proteggevano dalla concorrenza delle più efficienti imprese siderurgiche straniere.
Targa metallica posta sul ponte ferroviario della ferrovia Padova-Bologna che attraversa il fiume Adige tra Granzette, frazione di Rovigo, e Boara Pisani.
L’azione di dumping messa in atto dai concorrenti esteri – che si sarebbe rivelata al pari dannosa ottant’anni dopo, decretando il definitivo stato di crisi del settore acciaio – fece subito capire che l’azione della nuova società non sarebbe stata tuttavia agevole.
Nel periodo della prima guerra mondiale, per sfruttare le opportunità offerte dalle commesse belliche, l’Ilva si integrò a valle acquisendo aziende cantieristiche ed aeronautiche; questo richiese ingentissimi investimenti e conseguenti debiti, che, a guerra finita, misero l’Ilva in gravi difficoltà finanziarie.

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