Credito Mobiliare degli Stati Sardi

Costituzione: 1856

Codice ISMIN: 42970

Il Regno di Sardegna – dopo la Guerra di successione spagnola – in forza del trattato di Londra del 1718 e del trattato dell'Aia del 1720 in tale ultimo anno passò a Vittorio Amedeo II di Savoia cui associò gli Stati ereditari della Casata formati dal Principato di P... Altro

ISMIN Immagine Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-42970-Torino185610 titoli provvisori da 250R3 (501-1000 pezzi)S4 (da 101 a 250 €)

Il Regno di Sardegna – dopo la Guerra di successione spagnola – in forza del trattato di Londra del 1718 e del trattato dell’Aia del 1720 in tale ultimo anno passò a Vittorio Amedeo II di Savoia cui associò gli Stati ereditari della Casata formati dal Principato di Piemonte con il Ducato di Savoia, la Contea di Nizza e di Asti, il ducato di Aosta, il ducato del Monferrato, la signoria di Vercelli, il marchesato di Saluzzo ed una parte del ducato di Milano (a questi si aggiunse poi il Ducato di Genova, in seguito all’annessione della Repubblica di Genova decisa dal Congresso di Vienna). La denominazione cominciò ad essere utilizzata progressivamente per indicare l’insieme dei possedimenti sabaudi anche se formalmente il Regno di Sardegna continuò ad essere limitato all’omonima isola ed essere istituzionalmente distinto dai cosiddetti “Stati di terraferma” della dinastia sabauda, condividendone solo il capo dello stato, re per i sardi, duca per i savoiardi, principe per i piemontesi ecc. Per indicare ufficialmente l’insieme dei possedimenti sabaudi si usavano i termini “Stati del Re di Sardegna” o, più brevemente, Stati sardi.

Tuttavia, soltanto la fusione perfetta del 1847, ratificata da Carlo Alberto di Savoia, diede vita ad uno stato unitario; esso comprendeva tutti i precedenti stati sabaudi e gli venne mantenuta la denominazione di Regno di Sardegna ma subendo una totale trasformazione del suo ordinamento giuridico, con una carta costituzionale, lo Statuto Albertino,”Statuto del Regno Sardo o Statuto Fondamentale della Monarchia di Savoia del 4 marzo 1848 (noto come Statuto Albertino)”, una nuova organizzazione amministrativa e doganale, un unico parlamento e una nuova capitale, Torino, da secoli residenza della dinastia, mantenendo però taluni specificità della Sardegna, come il sistema feudale, che verrà formalmente abrogato dal Regio Primo Ministro Camillo Benso conte di Cavour nel 1859 mediante un ordinario Regio decreto, con la quale vennero espropriate (in completo accordo con la forte impronta anticlericale che aveva assunto lo Stato sabaudo) le rendite dei vescovi assenti (successivamente tale provvedimento sarà richiamato anche dal Regio commissario per le province unite del centro Italia) e vennero abrogati i diritti potestativi riconosciuti al proprietario dei fondi. Divenne uno Stato sul modello centralista francese, in cui il sovrano regnava non sulla sola Sardegna, ma sull’intero Stato, con il titolo di Re, e allo stesso tempo possedeva ancora il titolo di Principe di Piemonte, duca di Genova e duca di Savoia, che formalizzavano il potere sugli Stati di terraferma. In questa fase della sua storia fu conosciuto anche come Regno sabaudo e venne ufficialmente citato sia in ambito interno che internazionale come Sardegna e in maniera ufficiosa come Piemonte-Sardegna o Piemonte, essendo tale regione la più prospera e popolata. Con l’unificazione italiana e l’annessione degli stati preunitari, l’ultimo Re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, assunse il titolo di Re d’Italia il 17 marzo 1861, pur mantenendo la titolatura del Regno di Sardegna.