Città di Palermo

Costituzione: N.D.

Città di Palermo

ID: 1213

Palermo (in siciliano Palermu) è una città di 663.173 abitanti dell'Italia meridionale, capoluogo della Regione Siciliana sede dell'Assemblea Regionale Siciliana e dell'omonima provincia. Quinta città italiana per popolazione dopo Roma, Milano, Napoli e Torino e 31esima a livello europeo, è il principale centro culturale, storico ed economico-amministrativo della Sicilia. L'area metropolitana di Palermo raccoglie 27 comuni e conta oltre un milione di abitanti.

La sua storia millenaria le ha regalato un notevole patrimonio artistico ed architettonico che spazia dai resti di mura puniche per giungere a villette in stile liberty passando da residenze in stile arabo normanno, chiese barocche e teatri neoclassici. Per questioni culturali, artistiche ed eco... Altro

ID Immagine Stampatore Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-1213Città di Palermo-1Prem. Stab. Cromolit. E Officina Carte-Valori Favaloro – PalermoPalermo19021 obbligazioneR2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
B-1213Città di Palermo-2Prem. Stab. Cromolit. E Officina Carte-Valori Favaloro – PalermoPalermo19061 obbligazioneR3 (501-1000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
C-1213Città di Palermo-3Prem. Stab. Cromolit. E Officina Carte-Valori Favaloro – PalermoPalermo19021 obbligazioneR2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
D-1213Città di Palermo-4Prem. Stab. Cromolit. E Officina Carte-Valori Favaloro – PalermoPalermo19115 obbligazioniR2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
E-1213Città di Palermo-5Prem. Stab. Cromolit. E Officina Carte-Valori Favaloro – PalermoPalermo191110 obbligazioniR2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)

Palermo (in siciliano Palermu) è una città di 663.173 abitanti dell’Italia meridionale, capoluogo della Regione Siciliana sede dell’Assemblea Regionale Siciliana e dell’omonima provincia. Quinta città italiana per popolazione dopo Roma, Milano, Napoli e Torino e 31esima a livello europeo, è il principale centro culturale, storico ed economico-amministrativo della Sicilia. L’area metropolitana di Palermo raccoglie 27 comuni e conta oltre un milione di abitanti.

La sua storia millenaria le ha regalato un notevole patrimonio artistico ed architettonico che spazia dai resti di mura puniche per giungere a villette in stile liberty passando da residenze in stile arabo normanno, chiese barocche e teatri neoclassici. Per questioni culturali, artistiche ed economiche fu tra le maggiori città del Mediterraneo ed oggi è fra le principali mete turistiche della regione e non solo.

Preistoria

L’area della piana di Palermo, ma soprattutto i monti che la delimitano, sono abitati sin dal periodo preistorico, sono presenti, ancora adesso, i resti di questa presenza umana, l’esempio più importante lo troviamo all’interno della grotte dell’Addaura su un versante di Monte Pellegrino dove si aprono alcune cavità che erano abitate durante il paleolitico ed il mesolitico. All’interno di queste cavità sono state ritrovati reperti di ossa e strumenti utilizzati dalla caccia. all’interno di una delle grotte si trova un vasto e ricco complesso di incisioni, databili tra l’epigravettiano finale e il mesolitico, raffiguranti figure antropomorfe e zoomorfe. In mezzo ad una moltitudine di bovidi, cavalli selvatici e cervi, viene rappresentata una scena dominata dalla presenza di figure umane: un gruppo di personaggi, disposti in circolo, circonda due figure centrali con il capo coperto ed il corpo fortemente inarcato all’indietro.

La fondazione fenicia

Palermo deve la sua fondazione ai Fenici della città di Tiro nel 734 a.C.[citazione necessaria] con il nome Zyz, in lingua fenicia “fiore”, toponimo dovuto molto probabilmente alla forma che i due fiumi davano alla città. Fino a quel momento l’area era stata un emporio commerciale e base d’appoggio per la Sicilia nord-occidentale. Subito acquisisce un’enorme importanza commerciale grazie alla sua posizione ma soprattutto ai due fiumi, il Kemonia ed il Papireto, che vengono utilizzati come porti creando così un’area protetta molto ampia. La forma della città ricorda anche un piede e viene, infatti, spesso definita Piede Fenicio[citazione necessaria]. Di conseguenza diviene meta ambita per i Greci che popolavano la parte orientale della Sicilia, i quali non riusciranno mai a conquistarla.

I Romani

La prima conquista avviene da parte dei Romani che dopo un lungo assedio riescono a strapparla ai Cartaginesi di Amilcare Barca i quali si rifugiano alle falde di Monte Pellegrino (chiamato Ercta all’epoca) cercando di riconquistarla a più riprese, i tentativi dei Cartaginesi risultano vani e la città da questo momento in poi diviene a tutti gli effetti una conquista romana. Anche con i Romani Palermo ha avuto un ruolo fondamentale nel Mediterraneo come porto strategico, la città sotto questa dominazione vive un periodo di assoluta tranquillità per alcuni secoli. Palermo restò ai Romani fino alle invasioni barbariche che devastarono la città.

I Bizantini

Dopo la caduta dell’Impero Romano la Sicilia diviene meta dei Vandali che fino al 535 la devastano. La liberazione di Palermo avviene grazie ai Bizantini, che tengono Palermo per tre secoli cedendola intorno all’IX d.C. agli Arabi che invadono la Sicilia e fanno di Palermo la sua capitale.

Gli Arabi

Il Palazzo dei Normanni sede del parlamento siciliano Particolare della facciata di Palazzo Chiaramonte-Steri Uno dei quattro canti di Piazza Vigliena. Segni della civiltà araba sono rimasti nella toponomastica della colture, delle costruzioni architettoniche. Le tracce di essa sopravvivono nei monumenti della parte antica della città con i suoi cinque quartieri: il Kasr nella punta della Paleopolis; il quartiere della grande moschea; la Kalsa ossia “l’eletta”; la zona degli Schiavoni e infine il Moascher. Il monaco Teodosio che ci fornisce queste notizie riferisce che a Palermo erano presenti in quel periodo più di trecento moschee. Gli arabi hanno introdotto anche i primi agrumeti formando la Conca D’Oro aprendo così un nuova possibilità di sviluppo economico. La potenza musulmana fu, però, corrosa dalle lotte interne che aprirono la via agli stranieri finché nel 1072, dopo quattro anni d’assedio, Ruggero d’Altavilla, il primo conte normanno, espugnava Palermo.

I Normanni

Per approfondire, vedi la voce Storia della Sicilia normanna.

Nel 1071 i Normanni conquistano la città ed in poco tempo anche il resto dell’isola, anche in questo caso la capitale resta a Palermo. Il massimo splendore si ha sotto l’impero di Federico II. Proprio lo storico arabo Idrisi ci fornisce ampia testimonianza di questo periodo di tanto splendore, in cui fiorirono due importantissimi monumenti e cioè la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio o Martorana e la Cappella Palatina. Alla morte di Federico II avvenuta nel 1250 Palermo e tutta l’isola perdono l’egemonia che aveva nel Mediterraneo, dopo Federico II in Sicilia sotto ordine del papa inizia il regime vessatorio spostando il centro del potere a Napoli con Carlo d’Angiò come re. Ma il popolo palermitano insorge nel 1282 cacciando i francesi e dando vita alla guerra del Vespro, che dura vent’anni.

Età medievale e rinascimentale – Svevi, Angioini, Aragonesi e Spagnoli

Dopo l’impero normanno si alternano molte dominazioni: gli Svevi dal 1194 al 1266, gli Angioini (i quali spostarono la capitale da Palermo a Napoli) dal 1266 al 1282, gli aragonesi dal 1282 al 1500 e gli spagnoli. Ecco cosa scrisse lo scrittore Albert Jouvin proprio durante il periodo spagnolo:

« Palermo non è convenevolmente paragonabile ad altra città che a Napoli, non soltanto perché è un’importante porto marittimo, sede di Arcivescovado, capitale di un Regno e residenza di un Viceré, ma anche perché deve essere annoverata tra le città più belle e le più grandi, ed è poste in un sito tra i più gradevoli di tutta l’Italia: essa sorge infatti nel bel mezzo di una campagna fertile, estesa per diverse miglia e circondata da colline ridenti sulle quali si trova la maggior parte delle splendide case di villeggiatura, dimore stagionali dei cittadini nobili e loro delizia in quanto godono della veduta del mare e dei più bei giardini d’Italia. In una parola non si può immaginare niente di più amabile, di più incantevole di questo luogo, di più dolce della sua aria; niente di simile alla grandiosità e alla magnificenza dei suoi palazzi, di più delizioso delle sue fontane e dei suoi giardini. Passeggiando per la città l’abbiamo ammirata di continuo notando la lunghezza delle sue strade tracciate in linea retta, che presentano una prospettiva infinita, tanto più godibile in quanto compresa tra due file di case veramente belle,tali da offrire non poco di letto a chi cammina tra esse. Quella del Cassaro è la più importante, sia per la sua lunghezza e per la sua larghezza, sia perché attraversa d’un punto all’altro la città che essa divide in due parti uguali. »

Nel 1713 la città passa sotto la dominazione dei Borboni che spostano definitivamente la capitale del regno a Napoli, tale regno resterà sovrano fino all’arrivo dei garibaldini.

L’Italia ed i Garibaldini

Nel 1860 avvenne lo sbarco dei Garibaldini a Marsala; da lì, grazie all’aiuto dei siciliani, che nel frattempo erano insorti, cominciarono a conquistare l’isola in nome dell’unificazione dell’Italia. Dure lotte interessano la città tra il 1860 ed il 1861 e quella anti-piemontese del 1866 (Rivolta del 7 e mezzo) che distruggono molte importanti strutture architettoniche.

Da questo momento in poi avviene un progressivo allontanamento degli interessi economici e politici dalla città che fino ad allora era stata un’importante meta economica e commerciale. In onore all’Unità d’Italia, il comune di Palermo inizia la costruzione di alcune importanti opere architettoniche, tra queste il taglio di Via Roma e la costruzione di quelli che diventeranno i due teatri più importanti e rappresentativi della città: il Massimo e Politeama. La Palermo di quegli anni viene esemplificata perfettamente da un testo dello studioso francese René Bazin:

« Ha proprio l’aria di una capitale, di vecchia città sovrana, questa Palermo bianca, circondata da aranci. Davanti a sé ha una delle più belle baglie del mondo, largamente aperta, limitata da due montagne la cui cresta è magnifica al di sopra del mare azzurro. Dietro un semicerchio di verdura cupa, un immenso orto di agrumi dove splende qua e là il biancore di una casa di ricchi, e che presto si restringe, forma una valle e sale come un nastro svolgentesi in mezzo a cime senza alberi. È la Conca d’Oro. Nell’interno, due grandi strade che si tagliano ad angolo retto, la via Maqueda e il corso Vittorio Emanuele, dividono interamente Palermo e tracciano sulla città il segno della croce così come la ordinarono i suoi pii costruttori d un tempo. I monumenti sono ovunque: appartengono a tutte le età, raccontano ciascuno il paesaggio, e l’umore sontuoso, poetico o guerriero, e l’anima così diversa delle razze che si sono succedute nell’isola. Poiché ha molto spesso cambiato padrone, la Sicilia non ne ha amato nessuno, forse ha sempre avuto in fondo al cuore un sogno deluso di libertà. Essi, al contrario, l’hanno abbellita e ornata a piacere: Saraceni, Normanni, Spagnoli. I Normanni soprattutto sono stati dei grandi costruttori; avevano portato con loro il Gotico del Nord; ma lo splendore del Mezzogiorno cambiò presto i loro occhi e divennero come quei pittori di Germania e di Olanda, i quali a forza di percorrere l’Italia perdevano il gusto delle penombre: essi costruirono per la luce con marmi e mosaici in scarlatto e oro, e il Gotico si piegò al nuovo ideale. Produsse dei capolavori che sono tanto lontani da Notre Dame di Parigi quanto i templi dorici. Palermo sola può provarlo. Quando si traversa la città partendo dal mare, si può scorgere un’antica moschea saracena, dalle cupole ancora tinte di rosso; più lontano, nella parte alta del corso Vittorio Emanuele, la strada è limitata a destra da una lunga balaustra che chiude un giardino,alberi di alloro e melograno distanziati secondo il gusto del Mezzogiorno che non ama gli alberi per se stessi, e se ne serve discretamente per far valere l’opera dell’uomo; poi, un po indietro, per un tratto immenso, esposta tutta intera al sole che la colora di giallo, la Cattedrale, l’Assunta, innalza la sua sagoma frastagliata di castello feudale, con le sue cime merlate, le sue torrette e le sue torri. Ignoro quale possa essere stata l’impressione di occhi diversi dai miei; a me è sembrato di vedere trasportata nella luce bionda una facciata di Westminster. A qualche centinaio di metri da li, in mezzo al Palazzo Reale, si apre la Cappella Palatina, il gioiello di Palermo. Ivi è tutta la poesia del Nord e quella del mezzogiorno che si incontrano e si mescolano. Se l’insieme delle sue linee ricorda le origini gotiche, tutto il resto è di un’ arte nuova: la fusione meravigliosa della luce del giorno e dei riflessi, che non lascia in piena ombra nessuna parte dell’edificio, il rivestimento dei muri, i mosaici di vetro di un dolcissimo splendore, il finito delle più piccole parti di scultura, di uno spirale nel basso di una colonna, delle penne di uccello in un fregio, particolari inutili o perduti nelle nostre cattedrali del Nord e il cui sorriso leggiero qui non sfugge. »

Le guerre mondiali

Nei primi vent’anni del ‘900 Palermo attraversa un’epoca florida, con un breve ma intenso periodo Liberty, con il maggior esponente Ernesto Basile . Durante la prima guerra mondiale Palermo non venne interessata dal conflitto che invece la investì in pieno durante la seconda guerra mondiale per via dell’importanza del suo porto. Durante il conflitto, la città subì notevoli distruzioni a causa dei bombardamenti alleati tanto che è ancora possibile, in alcune zone del centro storico, scorgere i segni di tale avvenimento. Fu occupata nel luglio 1943 dalle truppe alleate del generale americano George Smith Patton.

 

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