Bancaria Italiana Soc.

Costituzione: 1898

Codice ISMIN: 37390

La Società Bancaria Italiana, nata nel 1904 dalla trasformazione di un precedente istituto, è stata une delle più importanti aziende di credito italiane nel periodo compreso tra l'inizio del 1900 e l'entrata dell'Italia nella Prima Guerra mondiale. Dopo aver attraversato nel 1907 una grave crisi, essa poté, grazie anche all'apporto di capitali francesi, riprendere un ruolo importante nel sistema bancario italiano. Ciò le consentì di dare vita nel 1914-15, unendosi alla "Società Italiana di Credito Pr... Altro

ISMIN Immagine Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-37390-Milano1898Azione di fondazione da Lire 100R3 (501-1000 pezzi)S4 (da 101 a 250 €)

La Società Bancaria Italiana, nata nel 1904 dalla trasformazione di un precedente istituto, è stata une delle più importanti aziende di credito italiane nel periodo compreso tra l’inizio del 1900 e l’entrata dell’Italia nella Prima Guerra mondiale. Dopo aver attraversato nel 1907 una grave crisi, essa poté, grazie anche all’apporto di capitali francesi, riprendere un ruolo importante nel sistema bancario italiano. Ciò le consentì di dare vita nel 1914-15, unendosi alla “Società Italiana di Credito Provinciale”, alla Banca Italiana di Sconto, che diventò il terzo gruppo bancario a livello nazionale, poi travolto nel 1921 da un disastroso tracollo finanziario.

Il 13 ottobre 1898 la ditta “Figli Weill Shott & C.”, fondata a Milano nel 1850 dai fratelli Alberto, Cimone e Filippo Weill Schott, discendenti di una famiglia di banchieri di religione ebraica originaria dell’Austria, si trasformò in “Società Bancaria Milanese” (“S.B.M.”). con una dotazione di capitale sociale di 4 milioni di lire. Si trattava di un’azienda che aveva avuto un ruolo importante nel panorama economico finanziario già negli anni ’60 (Nel 1865 Filippo Weill Shott fu tra i fondatori de Il sole, antesignano de Il Sole 24 ORE, ed Alberto fu protagonista di scontri finanziari e di polemiche che portarono anche ad inchieste parlamentari) e ’70 del secolo, quando, dopo aver partecipato alla costituzione della “Popolare di Milano“, aveva assunto posizioni di rilievo in due importanti istituti: la “Banca Lombarda di Depositi e Conti Correnti” (giugno 1870) e la “Banca Generale” (luglio 1871).

Il bilancio del 1899, il primo successivo all’operazione, si chiuse con un utile modesto, ma già nell’assemblea degli azionisti che si svolse il 24 maggio 1900 per l’approvazione di quell’iniziale esercizio, si prospettarono ulteriori importanti sviluppi da perseguire con operazioni straordinarie relative al patrimonio azionario di società industriali e commerciali. Nel 1901 a seguito dell’improvvisa morte di uno dei principali fondatori, Alberto Weill Shott, che era stato Presidente della Banca sino all’ultimo, ne diventò nuovo Presidente il conte Felice Scheibler.

Nei suoi primi anni di attività, la “S.B.M.” ebbe una continua crescita grazie in particolare all’acquisizione di altre aziende finanziarie, quali la “Ditta Donati, Jarach & C.” (gennaio 1899) e la “Origgi e Queirazza” (incorporata nel 1900), che le consentì di entrare nell’attività borsistica; in questo modo la Banca puntava ad un’espansione fuori Milano, contando sulla possibilità di attrarre quei nuclei di interesse industriale e commerciale che per vari motivi non avevano trovato credito dalle due Banche maggiori la “Commerciale” ed il “Credito Italiano“.

Altre iniziative che diedero alla S.B.M. un respiro non solo locale si verificarono nel 1902, con la partecipazione ad un consorzio (collegato anche all’alta banca internazionale) finalizzato alla conversione della rendita italiana del 3,5%, e l’apertura di una filiale a Shanghai per le operazioni legate alla cosiddetta “indennità cinese“. Nel frattempo il capitale sociale, già passato in pochi anni prima a 6 e poi a 9 milioni, venne portato nel 1903 a 12 milioni di lire. Benché in quello stesso anno si fosse dimesso il rappresentante della Banca Vonwiller, che aveva avuto sino ad allora un ruolo considerevole, questa defezione non frenò lo sviluppo della S.B.M. avviata ormai verso una dimensione nazionale.

Dopo un periodo di continua crescita e di positivi risultati per i suoi azionisti la “S.B.I.” fu colpita nella seconda metà del 1907 da una drammatica crisi, che rischiò di causarne il fallimento in quanto essa si trovò molto più di altre aziende di credito esposta alle conseguenze del crollo generale dei valori azionari, originatosi da una crisi economica statunitense, che seguiva un periodo di tumultuosa espansione.

Il 22 febbraio 1908 si tenne a Milano una concitata assemblea degli azionisti della “Bancaria”, nella quale emerse in tutta la sua gravità la situazione in cui l’istituto si era venuto a trovare, registrando una perdita dell’esercizio 1907 di ben 40 milioni, che aveva “bruciato” l’80% del capitale sociale, facendo crollare il valore nominale dell’azione da 500 a 100 lire.

Il capitale venne successivamente reintegrato sino a 40 milioni, ma non mancarono, anche da parte di commentatori spesso benevoli, proteste per la vaghezza e la mancata individuazione di responsabilità di cui gli amministratori in quell’occasione diedero prova, anche se un’inchiesta per aggiotaggio avviata dalla Magistratura milanese, con perquisizioni alle sedi della “Bancaria” di Milano, Torino e Genova, si concluse l’anno successivo con una archiviazione[39]. Si trascinarono invece a lungo numerose cause civili legate alla gestione della filiale genovese della banca, e si diede avvio ad un disimpegno dei capitali investiti nel sistema industriale della città che aveva contributo così negativamente alla crisi dell’istituto che vennero sempre più ridotti, passando dagli oltre 14 milioni del 1908 a meno di 10 del 1911.

Poco tempo dopo tutto il “management” della S.B.I. fu sostituito: a marzo a dirigere la “Bancaria” fu infatti chiamato Roberto Calegari, direttore della filiale di Torino della Banca d’Italia, nomina da tutti interpretata come la volontà di Stringher di aumentare il controllo sulle banche (ed in particolare su quella che aveva causato così tanti problemi al sistema finanziario italiano), già manifestatasi con una modifica normativa del 31 dicembre 1907 che aveva accentuato i poteri di intervento del principale istituto di emissione.

Inaugurata così una condotta più prudente, la “Bancaria” fu in grado di restituire gli aiuti finanziari ricevuti nel 1907, per cui alla fine del 1908 fu sciolto il Consorzio che aveva effettuato il salvataggio, anche se la “S.B.I.” restò per diverso tempo indebolita e con una “reputazione” incrinata. Ebbe quindi la necessità di rafforzarsi, per cui già a metà del 2008 si tentò, ma senza successo, una fusione della S.B.I. con il “Banco della Liguria” e la “Banca Bergamasca di Depositi e Crediti”, operazione che avrebbe portato ad un’azienda di credito, dotata di quasi 200 milioni di capitale, in grado di competere con i maggiori istituti operanti in Italia, e per questo ben vista anche da Stringher. La difficoltà di reperire capitali nel paese e di doverli quindi cercare al’estero venne anche vista come la possibilità di controbilanciare il peso dei maggiori Istituti di credito italiani, e delle loro vere o presunte influenze tedesche, favorendo l’ingresso in Italia di capitali provenienti dalla Francia.