Banca Unione

Costituzione: 16 settembre 1919

Codice ISMIN: 1036

Istituto di Credito appartenuto al faccendiere e finanziere Michele Sindona dal 1968. A momento dell’acquisto la banca aveva un portafoglio clienti di rango medio-basso. Era stata fondata da Carlo Feltrinelli, padre di Giangiacomo, editore molto vicino alla sinistra. Tra i soci di minoranza c’erano la Bastogi (la più grande finanziaria italiana) con il 10. Sindona subentrò ai Feltrinelli dopo le vicende che coinvolsero Giangiacomo in un presunto atto dinamitardo in cui trovò la morte. Anche la Bastogi vendette il suo pacchetto e Sindona si assicurò la maggioranza assoluta e divenne socio insieme al Vaticano. la Banca si dedicò al mercato italiano avviando un a politica commerciale senza precedenti, nel tentativo di conciliare gli interessi dell'istituto con ... Altro

ISMIN Immagine Stampatore Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-1036Banca Unione-1Officina Carte Valori Coen & C. Milano - ParigiMilano19191 azioneR3 (501-1000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
B-1036Banca Unione-2Calcografia & Cartevalori - MilanoMilano191950 azioniR3 (501-1000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
C-1036Banca Unione-3Calcografia & Cartevalori - MilanoMilano1919VariabileR3 (501-1000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
D-1036Banca Unione-4Officina Carte Valori Coen & C. Milano - ParigiMilano1930100 azioniR3 (501-1000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
E-1036--Milano1952Azione nominativa cumulativa da Lire 1.000R2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)
F-1036--Milano1971Azione nominativa cumulativa da Lire 1.250R1 (Più di 5000 pezzi)S1 (da 0 a 25 €)
G-1036Banca Unione-7Calcografia & Cartevalori - MilanoMilano1973VariabileR1 (Più di 5000 pezzi)S1 (da 0 a 25 €)
H-1036--Milano1974Azione nominativa da Lire 1.250R1 (Più di 5000 pezzi)S1 (da 0 a 25 €)
I-1036Banca Unione-9Grafiche Gelmini - MilanoMilano197425 azioniR1 (Più di 5000 pezzi)S1 (da 0 a 25 €)
J-1036--Milano1974100 azioni nominative da Lire 1.250R1 (Più di 5000 pezzi)S1 (da 0 a 25 €)
K-1036--Milano19741.000 azioni nominative da Lire 1.250R1 (Più di 5000 pezzi)S1 (da 0 a 25 €)

Istituto di Credito appartenuto al faccendiere e finanziere Michele Sindona dal 1968. A momento dell’acquisto la banca aveva un portafoglio clienti di rango medio-basso. Era stata fondata da Carlo Feltrinelli, padre di Giangiacomo, editore molto vicino alla sinistra. Tra i soci di minoranza c’erano la Bastogi (la più grande finanziaria italiana) con il 10. Sindona subentrò ai Feltrinelli dopo le vicende che coinvolsero Giangiacomo in un presunto atto dinamitardo in cui trovò la morte. Anche la Bastogi vendette il suo pacchetto e Sindona si assicurò la maggioranza assoluta e divenne socio insieme al Vaticano. la Banca si dedicò al mercato italiano avviando un a politica commerciale senza precedenti, nel tentativo di conciliare gli interessi dell’istituto con azioni socialmente avanzate. Secondo Sindona, in Italia, le banche si erano interessate solo dei benestanti, snobbando le categorie di lavoratori
con modesti redditi. Sindona capovolse questa logica e, precorrendo i tempi, inviò dei promotori di Banca Unione dentro le fabbriche.
Il sistema di raccolta depositi prevedeva conferenze e incontri periodici con i lavoratori per spiegare l’uso dei più elementari strumenti bancari come l’assegno. Ugo De Luca, direttore generale della Unione, doveva accrescere il deposito di 25 miliardi che Sindona aveva trovato al momento dell’acquisto. Dopo quattro mesi i depositi erano saliti a 41 miliardi, dopo un anno a 65 e, nell’aprile 1971, a 125 miliardi. Rompendo il cartello bancario, Sindona concedeva almeno il 2% di interesse in
più rispettò agli istituti di credito classici, inimicandosi le banche concorrenti. Ugo De Luca andò a cercare i depositi presso i dipendenti delle aziende di Sindona con il pretesto socialmente avanzato dell’azionariato diffuso fra i lavoratori. La Borsa di Milano ebbe
nuovo impulso con l’entrata dei clienti di Banca Unione spesso ignari dell’uso dei capitali depositati presso l’istituto.
Il sistema di raccolta depositi si basava di fatto su un circuito chiuso fra clienti della Banca Unione e depositanti del medesimo istituto, che compravano milioni di azioni dalle aziende controllate sempre da Sindona. Più tardi, questo sistema (che aveva raggiunto proporzioni internazionali) incontrò resistenze nel mercato e fece esplodere la bolla creata da Sindona arrivando al crac. Nel 1971 la Banca d’Italia, per mano del Banco di Roma, aveva iniziato a investigare sulle sue attività. Le scelte dell’allora Governatore Carli erano tese a non provocare il panico nei correntisti. Nel tentativo di non fare fallire gli Istituti di credito gestiti da Sindona (Banca Unione e Banca Privata Finanziaria), il Banco di Roma accordò un prestito. il suo amministratore delegato, Mario Barone, fu cooptato come terzo amministratore degli istituti, riuniti nella Banca Privata Italiana, mentre il Direttore Centrale del Banco di Roma, Giovanbattista Fignon, ne divenne Vice Presidente e Amministratore Delegato. Fignon andò a Milano a ricoprire la carica e capì immediatamente la gravità della situazione. Stese numerose relazioni, capì le operazioni gravose messe in piedi da Sindona e dai suoi collaboratori tanto che ne ordinò l’immediata sospensione . Alla Fine del 1974 Giorgio Ambrosoli divenne il Commissario Liquidatore.