Banca Popolare della Provincia di Macerata
Costituzione: 21 agosto 1870
Pagina libro: 466
Codice ISMIN: 5179
Fondata nel 1870 come società anonima cooperativa, fu assorbita verso la fine degli anni Venti dalla Banca delle Province di Ancona e Macerata poi trasformatasi in Banca Popolare di Ancona.
La Banca Popolare della Provincia di Macerata è una delle prime banche popolari istituite in Italia. È stata autorizzata con un Reale Decreto il 1 novembre 1870, in un periodo in cui le banche popolari stavano emergendo come istituzioni finanziarie innovative per promuovere il risparmio e fornire credito alle comunità locali.
La banca fu fondata a Macerata, una città situata nella regione delle Marche, in Italia centrale. La sua creazione era mirata a favorire lo sviluppo economico della provincia di Macerata e a sostenere le attività imprenditoriali e agric... Altro
Fondata nel 1870 come società anonima cooperativa, fu assorbita verso la fine degli anni Venti dalla Banca delle Province di Ancona e Macerata poi trasformatasi in Banca Popolare di Ancona.
La Banca Popolare della Provincia di Macerata è una delle prime banche popolari istituite in Italia. È stata autorizzata con un Reale Decreto il 1 novembre 1870, in un periodo in cui le banche popolari stavano emergendo come istituzioni finanziarie innovative per promuovere il risparmio e fornire credito alle comunità locali.
La banca fu fondata a Macerata, una città situata nella regione delle Marche, in Italia centrale. La sua creazione era mirata a favorire lo sviluppo economico della provincia di Macerata e a sostenere le attività imprenditoriali e agricole della regione.
Come banca popolare, la Banca Popolare della Provincia di Macerata aveva una struttura di governance particolare. I soci, che erano anche clienti della banca, avevano diritto a partecipare alle decisioni aziendali e all’assemblea generale, dove venivano eletti gli organi di gestione.
Negli anni successivi, la Banca Popolare della Provincia di Macerata ha svolto un ruolo importante nel finanziare l’economia locale, fornendo prestiti e servizi finanziari a imprenditori, agricoltori e privati cittadini della provincia. La sua presenza ha contribuito allo sviluppo delle attività commerciali e agricole della regione.
Con il passare degli anni, la banca ha affrontato diversi cambiamenti e adattamenti per adeguarsi alle evoluzioni del settore bancario e delle normative. È diventata parte integrante del tessuto economico e sociale della provincia di Macerata, sostenendo lo sviluppo locale e promuovendo il benessere delle comunità servite.
È importante sottolineare che le informazioni fornite coprono la storia della Banca Popolare della Provincia di Macerata fino al mio knowledge cutoff nel settembre 2021. Per informazioni aggiornate sulla banca e sulla sua attuale situazione, ti consiglio di consultare fonti ufficiali o contattare direttamente la banca stessa.
Macerata è un comune italiano di 41 405 abitanti, capoluogo della provincia omonima nelle Marche.
Generalmente l’origine di Macerata viene fatta risalire alla città romana Helvia Recina, evoluzione di una preesistente città italica forse del III secolo a.C. abitata dai Piceni. I resti del teatro romano del II secolo d.C. sono oggi la testimonianza più importante dell’antica città e testimoniano la prosperità dell’insediamento; nel IV o V secolo le invasioni dei Goti costrinsero la maggior parte dei ricinesi a spostarsi sulle colline dove furono fondati i centri medievali di Macerata e Recanati.
Nel 1320 la decisione di papa Giovanni XII di concedere a Macerata la sede vescovile comportò per la città sia un aumento della popolazione sia un aumento dell’importanza politica grazie alla fedeltà allo Stato Pontificio. Nella seconda metà del XIII sec. quasi ovunque gli ordinamenti comunali si trasformarono in signorie e questo avvenne anche a Macerata, l’esercizio del potere passò nelle mani di un solo individuo rappresentante delle forze borghesi.
Il XVI secolo fu il periodo d’oro della città, la vita cittadina fu caratterizzata da un fiorente livello politico sia a livello economico, furono conclusi i lavori alla cinta muraria e fu ristrutturata la piazza centrale.Il secolo si conclude con una città completamente trasformata sia a livello edilizio che a livello urbanistico in senso stretto e soprattutto la città è in netta espansione.Da ricordare che nel fervore culturale che vide nascere in Italia in questo secolo tante accademie culturali, il 2 luglio 1574 Gerolamo Zoppio – professore di poetica, retorica e filosofia morale nell’Università di Macerata, noto per i suoi studi su Dante e sul Petrarca – fondò l’Accademia dei Catenati.
Nel XVII L’accentramento dei poteri a Roma, provocato dalla bolla papale De Bono Regimine di papa Clemente VIII nel 1592,si fece risentire, a distanza di anni, anche a livello di vicinanza allo Stato Pontificio;all’interno della classe borghese, che negli anni si era rinforzata, stavano attecchendo le prime idee illuministiche che venivano dall’estero, combattute con molta foga dal clero. Il secolo si chiuse con l’arrivo dell’esercito napoleonico, che era sceso in Italia ed aveva occupato anche le Marche; l’evento portò grande entusiasmo tra i borghesi e tra alcuni popolani, perché vedevano concretizzate le loro idee di giustizia e di libertà. Dopo alcuni momenti, vista anche la soppressione degli ordini religiosi e la forte pressione fiscale, l’entusiasmo si trasformò in un forte sentimento di reazione, che nel 1799 sfociò in un duro moto che costrinse le truppe napoleoniche a fuggire dalla città. Queste però tornarono più forti di prima e dopo cinque giorni di battaglia, il 5 luglio, riuscirono a fare una breccia e ad entrare dandosi al saccheggio.
Molti maceratesi presero parte nell’Ottocento alle campagne per l’indipendenza dell’Italia. Il 1º gennaio 1849 la città fu interessata dalla venuta di Giuseppe Garibaldi e della sua legione. Nello stesso mese cominciò la campagna elettorale, pubblicizzata dal governo della Repubblica con l’eliminazione dell’opprimente tassa sul macinato. I cittadini maceratesi accolsero la pubblicazione dei decreti che sancivano le future elezioni con entusiasmo, votando anche lo stesso Garibaldi che però, con 2069 voti, arrivò solo tredicesimo.Tra l’estate e l’autunno 1859 il movimento liberale maceratese andò rafforzandosi a seguito del tentativo di Garibaldi di annettere l’Italia centrale. Questi fu poi bloccato da Vittorio Emanuele II a causa dell’ostilità dei governi toscano e romagnolo. Comunque durante questo periodo i liberali maceratesi avevano guadagnato molti consensi dai cittadini, a partire dalla nobiltà e dalla borghesia fino alle classi più basse, ai preti e parte dell’arma dei carabinieri. Il 9 ottobre 1860 Vittorio Emanuele II giunse a Macerata accolto da grandi festeggiamenti e dal commissario a capo della città, Luigi Tegas. Le votazioni, riguardanti l’annessione allo Stato liberale o la permanenza nello Stato Pontificio, si svolsero tra il 4 e il 5 novembre di quell’anno. Il voto espresse una pressoché totale aderenza agli ideali del Regno di Savoia: su 4127 voti totali infatti il 99.44% di essi accolse favorevolmente l’annessione al Regno d’Italia. Essa si realizzò il 17 dicembre 1860, con un decreto firmato a Napoli da Vittorio Emanuele II.
Con l’avvento del fascismo, anche a Macerata, ci furono gravi problemi di ordine pubblico per motivi politici; infatti dopo la marcia su Roma i fascisti anche in città presero il potere e diedero la caccia ai socialisti. Negli anni successivi due podestà moderati (Benignetti e Magnalbò) evitarono gravi atti di intolleranza e promossero opere pubbliche. Macerata venne definitivamente liberata il 30 giugno 1944 dai partigiani delle Bande Nicolò del Comandante Augusto Pantanetti. L’economia torna a girare soprattutto grazie all’agricoltura, al commercio e al terziario vero motore economico della città nel Novecento. Intorno agli anni cinquanta il problema principale fu quello di trovare un tetto per i moltissimi sfollati così si ampliarono diverse zone (le Casette, le Fosse, Ficana e le Vergini) e si crearono nuovi quartieri popolari come: la Pace, le Casermette (cioè San Francesco), il rione Marche e nei decenni successivi le Due Fonti, Collevario e Colleverde. Negli anni ottanta la città tocca il suo massimo picco demografico grazie anche all’edificazione di case popolari a Piediripa, Sforzacosta e Villa Potenza. Nei primi anni novanta come in gran parte d’Italia arriva una ventata d’immigrazione.










