Ansaldo S.p.A.

Costituzione: 15 settembre 1922

Ansaldo S.p.A.

Pagina libro: 869

ID: 4962

Ansaldo era una società industriale, sorta a Sampierdarena (oggi quartiere di Genova) nel 1853 con la ragione sociale di Gio. Ansaldo & C. società in accomandita semplice. Nel 1993 confluì nel gruppo Finmeccanica (ora Leonardo).

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IDImmagineStampatoreProvinciaEmissioneTaglioRaritàValore
A-4962Ansaldo S.p.A.-1Officina Carte Valori Turati Lombardi e C. - MilanoGenova192225 azioniR5 (101-250 pezzi)S5 (da 251 a 500 €)
B-4962--Genova1942Azione nominativa da Lire 200R3 (501-1000 pezzi)S4 (da 101 a 250 €)
C-4962--Genova19425 azioni nominative da Lire 200R3 (501-1000 pezzi)S4 (da 101 a 250 €)
D-4962--Genova194225 azioni nominative da Lire 200R3 (501-1000 pezzi)S4 (da 101 a 250 €)
E-4962Ansaldo S.p.A.-5Officina Carte Valori Turati Lombardi e C. - MilanoGenova194250 azioniR3 (501-1000 pezzi)S4 (da 101 a 250 €)
F-4962Ansaldo S.p.A.-6-Genova1942100 azioni nominative da Lire 200R3 (501-1000 pezzi)S4 (da 101 a 250 €)
G-4962Ansaldo S.p.A.-7N.D.Genova1949VariabileR2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
H-4962--Genova1949Azione nominativa cumulativa da Lire 200R2 (1001-5000 pezzi)S3 (da 51 a 100 €)
I-4962--Genova1954Azione nominativa cumulativa da Lire 1.000R1 (Più di 5000 pezzi)S1 (da 0 a 25 €)

Ansaldo era una società industriale, sorta a Sampierdarena (oggi quartiere di Genova) nel 1853 con la ragione sociale di Gio. Ansaldo & C. società in accomandita semplice. Nel 1993 confluì nel gruppo Finmeccanica (ora Leonardo).

L’azienda nacque per interessamento del governo sabaudo, con lo scopo di sviluppare un’industria nazionale per la produzione di locomotive a vapore e materiale ferroviario, settore allora completamente dipendente da importazioni straniere. L’operazione fu fatta sulle macerie delle strutture della Taylor & Prandi, azienda meccanica fondata nel 1846, nata anch’essa grazie a finanziamenti dello stato piemontese: le condizioni finanziarie dettate dal governo furono tuttavia molto rigide e penalizzanti. A ciò tuttavia non seguirono ordinazioni del governo adeguate a sostenere lo sviluppo dello stabilimento: la decisione di non intervenire a favore dell’economia locale rientrava nella più ampia politica liberista piemontese, al contrario invece di quanto accadeva in molti altri stati che favorivano con massicce ordinazioni le industrie nazionali. Queste ragioni, assieme ad una serie di divergenze dei due fondatori portarono alla chiusura dello stabilimento, che lasciò oltretutto un pesante debito verso lo stato.

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