A. S. Roma - Calcio

Costituzione: 1968

A. S. Roma - Calcio
Nazione: Italia

ID: 31963

Nel 1926 la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) istituì la "Divisione Nazionale", una sorta di massima serie divisa in due gironi alla quale accedono Alba Roma e Fortitudo Pro Roma, classificate prima e seconda nel Campionato laziale, mentre la Prima Divisione, a cui accedettero Roman e Lazio, venne declassata a serie cadetta.

Alba e Fortitudo furono perciò destinate a disputare un campionato durissimo: è verosimilmente per questo motivo che si tentò subito di potenziare le squadre unendo la sezione calcio dell'Audace a quella dell'Alba e la Pro Roma alla Fortitudo. Formalmente furono create due nuove società, l'Alba-Audace (presieduta dall'onorevole Ulisse Igliori) e la Fortitudo-Pro Roma: in realtà si trattò più che altro di un assorbimento, i... Altro

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A-31963-Roma1968Azione nominativa da Lire 1000R3 (501-1000 pezzi)S5 (da 251 a 500 €)

Nel 1926 la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) istituì la “Divisione Nazionale”, una sorta di massima serie divisa in due gironi alla quale accedono Alba Roma e Fortitudo Pro Roma, classificate prima e seconda nel Campionato laziale, mentre la Prima Divisione, a cui accedettero Roman e Lazio, venne declassata a serie cadetta.

Alba e Fortitudo furono perciò destinate a disputare un campionato durissimo: è verosimilmente per questo motivo che si tentò subito di potenziare le squadre unendo la sezione calcio dell’Audace a quella dell’Alba e la Pro Roma alla Fortitudo. Formalmente furono create due nuove società, l’Alba-Audace (presieduta dall’onorevole Ulisse Igliori) e la Fortitudo-Pro Roma: in realtà si trattò più che altro di un assorbimento, infatti le maglie indossate dai giocatori rimasero pressoché quelle delle due compagini più quotate, ed alcune fonti riportano la fusione tra società ma non il cambio di nome.

Terminato il primo campionato di Divisione Nazionale, divenne evidente che l’apporto di due società minori non fu sufficiente a garantire un definitivo salto di qualità alle due squadre capitoline: Alba e Fortitudo difatti retrocedettero, sebbene la prima sfiorò la salvezza, mentre la seconda chiuse ultima con soli cinque punti in 18 partite; curiosamente due di questi vengono da una prestigiosa vittoria per 4-2 sul fortissimo Torino che andrà poi a vincere il campionato (poi revocato per lo “scandalo Allemandi”).

Nel 1965-1966 venne ingaggiato l’allenatore Oronzo Pugliese, il “Mago di Turi”. Gli eventi chiave della stagione furono le cessioni di Angelillo e De Sisti alla Fiorentina; la vendita del giovane campione fu necessaria per risanare le casse societarie colpite dalla mala gestione degli anni precedenti. Per cercare di allestire una squadra comunque competitiva, Evangelisti portò a Roma, in prestito dal Milan, il mediano Nevio Scala e lo spagnolo Joaquín Peiró, centravanti prelevato dall’Inter. Il “Mago di Turi” rimase per tre anni alla guida della compagine giallorossa: durante questo periodo la squadra conquistò un ottavo, un decimo ed un undicesimo posto.

Insieme a lui, nel 1967-1968 lasciò anche il presidente Evangelisti, che nel 1967, al fine di completare il piano di risanamento delle casse societarie, tresformò la Roma in una società per azioni. Nell’ultima stagione di Pugliese, la Magica, uscita dalla crisi, potette fare acquisti di primo piano: Fabio Capello, Giuliano Taccola ed infine Jair.[41] Dopo otto giornate la squadra era imbattuta e prima in classifica, ma la sfida persa in casa contro l’Inter per 2-6 fece crollare le illusioni; la dura sconfitta convinse nell’estate del 1968 il presidente Evangelisti a compiere l’ultimo colpo prima dell’addio alla presidenza: l’ingaggio del “Mago” Helenio Herrera.[38] La società intanto passò prima provvisoriamente a Franco Ranucci e successivamente all’imprenditore Alvaro Marchini, uomo d’affari della capitale.

Il nuovo allenatore, che aveva portato l’Inter sul tetto del mondo, effettuò una rivoluzione all’interno dello spogliatoio: furono ingaggiati Fausto Landini (che rappresentò, insieme a Fabio Capello e Luciano Spinosi, uno dei “Gioielli” del club giallorosso) e Sergio Santarini.[43] Il secondo, riminese di nascita, prese la fascia di capitano da Giacomo Losi, che proprio in quella stagione concluse la sua carriera da calciatore.[44] Nonostante le migliori premesse, la squadra stentò a decollare, e il nuovo presidente Marchini non andava d’accordo con l’allenatore argentino, che non riuscì a riproporre lo stesso gioco della formazione nerazzurra precedentemente allenata.

Ad aggravare ancor più il rapporto tra il patron giallorosso e il tecnico, contribuì pesantemente uno dei più tragici episodi della storia dei Capitolini, nel quale venne coinvolto il centravanti Giuliano Taccola: il 16 marzo del 1969 la squadra era impegnata contro il Cagliari fuori casa, e Taccola, colto da un malore all’interno degli spogliatoi, nel giro di pochi minuti entrò in coma e morì improvvisamente: le cause della morte del calciatore rimansero avvolte nel mistero, ma il ragazzo nel corso della stagione aveva sofferto di continue febbri, causate da un’infezione della quale i medici non sapevano dare alcuna spiegazione chiara.[38] Superato il trauma per la morte di Taccola, la Roma trovò la forza per vincere la sua seconda Coppa Italia.

Nella Coppa delle Coppe 1969-1970 la Roma fu eliminata in semifinale dai polacchi del Górnik Zabrze al sorteggio con la monetina, dopo che si erano concluse in parità l’andata a Roma (1-1), il ritorno (2-2) e lo spareggio giocato nel campo neutro di Strasburgo (1-1). Proprio in seguito a questa gara la monetina cessò di decretare i successi calcistici e si decise di adottare la sfida ai calci di rigore.

Agli inizi del decennio e i dissapori tra il presidente Alvaro Marchini ed Helenio Herrera si fecero sempre più intensi: la fuga di notizie di un suo possibile esonero provocò poi una reazione in Herrera, che provocatoriamente fece delle durissime dichiarazioni riguardanti l’incompetenza della società, aggiungendo dubbi personali riguardo alla validità dello scudetto romanista conquistato nel 1942, assegnato a parer suo per volere di Benito Mussolini in persona.

Le dure parole di Herrera causarono il suo immediato licenziamento e la squadra venne affidata a Luciano Tessari, allenatore in seconda.[47] In realtà le cause scatenanti delle parole durissime del tecnico argentino furono da ricondurre al deficitario mercato giallorosso: Marchini nella stagione 1970-1971 vendette infatti i “Tre gioielli” Luciano Spinosi, Fabio Capello e Fausto Landini, alla Juventus.

A rilevare la società ci pensò Gaetano Anzalone, giovane uomo politico ed imprenditore nel campo dell’edilizia, che aveva assunto fino a quel periodo la responsabilità del settore giovanile della Lupa. Nel giugno del 1971 Anzalone annunciò il ritorno di Herrera, che già al termine della stagione 1970-1971 era stato ricontattato da Marchini, tornato sui suoi passi.

La Magica, che non aveva fatto praticamente acquisti quell’anno, galvanizzata dal ritorno dell’argentino, cominciò bene la stagione ma da metà dell’anno ebbe un declino che la fece classificare solamente al settimo posto in campionato.[50] Da segnalare la vittoria della Coppa Anglo-Italiana 1972 conquistata il 24 giugno nella finale unica, giocata allo stadio Olimpico di Roma, in cui i Lupi sconfissero il Blackpool per 3-1.

La stagione successiva il nuovo presidente decise di dare il via ad una campagna di rafforzamento, pescando in parte dal folto vivaio romanista, che Anzalone conosceva molto bene, e acquistando il difensore Giorgio Morini e l’ala Valerio Spadoni.[51] Da segnalare l’invasione di campo contro l’Inter il 17 dicembre 1972, causato dall’assegnazione di un calcio di rigore (poi segnato) a favore dei Nerazzurri: l’episodio produsse un cospicuo numero di feriti, 25 tra tifosi e forze dell’ordine, un dirigente romanista subì una frattura e un tifoso arrestato tentò addirittura il suicidio tagliandosi le vene.

La squadra, dopo quella partita, stentò a riprendersi e a seguito di una serie di risultati negativi Herrera venne esonerato nuovamente e sostituito dall’allenatore delle giovanili Antonio Trebiciani. Anzalone nella stagione 1973-1974 decise di ingaggiare Manlio Scopigno, l’allenatore che aveva compiuto il miracolo a Cagliari portando per la prima volta lo scudetto sull’isola; Insieme al tecnico arrivarono Angelo Domenghini ed il centravanti Pierino Prati.

Tuttavia, dopo aver perso nelle prime sei gare quattro incontri, Scopigno decise di abbandonare: subito dopo l’addio dell’ex allenatore del Cagliari, Anzalone non perse tempo ed ingaggiò Nils Liedholm, il “Barone” svedese.La stagione del dopo scudetto biancoceleste fu quella del riscatto per la Roma che, grazie anche al contributo di Agostino Di Bartolomei proveniente dal vivaio, conquistò il terzo posto in campionato.

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