Cassa di Risparmio di S. Angelo in Vado

Costituzione: 1848

Codice ISMIN: 38647

Sant'Angelo in Vado è un comune italiano di 4 050 abitanti della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche. Fu sede vescovile, ora unita nell'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.

Sant'Angelo in Vado sorge sulle rovine della antica Tiphernum Mataurense denomi... Altro

ISMIN Immagine Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-38647-Pesaro-Urbino1848Azione di fondazione nominativa da Scudi Romani 20R4 (251-500 pezzi)S6 (da 501 a 1.000 €)

Sant’Angelo in Vado è un comune italiano di 4 050 abitanti della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche. Fu sede vescovile, ora unita nell’arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado.

Sant’Angelo in Vado sorge sulle rovine della antica Tiphernum Mataurense denominazione che deriva da tipher o tifia, pianta acquatica che si sviluppa nelle zone paludose. Lo studio della pianta della Tiphernum, ricostruita in base alle informazioni ottenute con le operazioni di scavo e con le recenti interpretazioni aerofotografie, porta alla constatazione che la città aveva forma quadrata, con i classici cardo e decumano che si incrociavano nella via principale. L’esistenza dell’antico municipio romano è attestata dai molti reperti archeologici ritrovati e oggi conservati nell’Antiquarium della città. Si ritiene che questa, dopo l’avvento del cristianesimo, fosse sede vescovile. La lunga guerra tra Bizantini ed Ostrogoti (VI secolo) interessò anche il territorio della Tiphernum Mataurense che subì la totale distruzione. I Longobardi ricostruirono il nuovo abitato sulle rovine della città romana quasi completamente ricoperte dai terreni alluvionali, e lo dedicarono all’arcangelo Michele, di qui il nome di Sant’Angelo. La seconda parte del nome “in Vado” fu aggiunta successivamente e sarebbe da attribuire al fatto che per raggiungere i due tronconi della città adagiata sulle rive del fiume, si dovesse “guadare” il Metauro. Secondo un’altra interpretazione invece la parola è collegata al “guado” una pianta che cresce piuttosto abbondante lungo le rive del fiume e dalla quale, attraverso un opportuno procedimento, si estraeva un inchiostro scuro utilizzato per stampe e la tintura dei tessuti. Sullo scorcio del Medio Evo Sant’Angelo in Vado fu capitale della Massa Trabaria, Provincia forestale dello Stato della Chiesa. Qui si radunava il Parlamento della Provincia di Massa Trabaria che comprendeva il territorio incluso tra Cagli – Urbino e l’Appennino. La città nel tempo ha avuto avuto giurisdizione anche sui contigui castelli di Sorbetolo, Ca’resto (entrambi della famiglia degli Ubaldini), Baciuccaro e Monte Majo, così come sulla torre e podere dei Bensi, acquistato da Giulio Bensi, un tempo al servizio delle milizie della corte toscana. Il governo temporale della città era affidato ad un Magistrato composto da 1 Gonfaloniere appartenente alla nobiltà, 3 Priori appartenenti a città, arti e contado e controllato da un Consiglio costituito da cittadini e nobiltà. Nel 1636 Papa Urbano VIII elevò Sant’Angelo al rango di “Città” e la promosse a Diocesi. Nel luglio del 1849 di qui passò Giuseppe Garibaldi in fuga dopo la caduta della Repubblica Romana. Nel 1860-61 viene a far parte del Regno d’Italia.