CREDITO POPOLARE MILANO

Costituzione: 1909

Codice ISMIN: 30293

La Banca Popolare di Milano nacque con l'intento di creare una cooperativa di credito capace di assicurare ai propri soci una sostenibilità e una competitività di fronte alla crescente forza dell'alta borghesia nella crescita industriale che caratterizzava la fine dell'Ottocento nel capoluogo lombardo.

La caratteristica popolare, che già aveva avuto successo in Germania e in Belgio, fu sicuramente ispiratrice per la vicina Banca Popolare di Lodi di Tiziano Zalli, amico del fondatore di BPM, Luigi Luzzatti. Lo stesso Zalli si disse affascinato dal testo di Luzzatti: "La diffusione del credito e le banche popolari" del 1863, fonte di spunti per la nascita della prima banca popolare italiana, la Banca Mutua Popolare Agricola di Lodi.

Il comitato p... Altro

ISMIN Immagine Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-30293CREDITO POPOLARE MILANO-1Milano190910 AzioniR4 (251-500 pezzi)S4 (da 101 a 250 €)
B-30293CREDITO POPOLARE MILANO-2Milano190415 Azioni di Lire 50R4 (251-500 pezzi)S4 (da 101 a 250 €)

La Banca Popolare di Milano nacque con l’intento di creare una cooperativa di credito capace di assicurare ai propri soci una sostenibilità e una competitività di fronte alla crescente forza dell’alta borghesia nella crescita industriale che caratterizzava la fine dell’Ottocento nel capoluogo lombardo.

La caratteristica popolare, che già aveva avuto successo in Germania e in Belgio, fu sicuramente ispiratrice per la vicina Banca Popolare di Lodi di Tiziano Zalli, amico del fondatore di BPM, Luigi Luzzatti. Lo stesso Zalli si disse affascinato dal testo di Luzzatti: “La diffusione del credito e le banche popolari” del 1863, fonte di spunti per la nascita della prima banca popolare italiana, la Banca Mutua Popolare Agricola di Lodi.

Il comitato promotore della banca

Fu proprio Luzzatti, il 28 ottobre 1864 a comunicare a Zalli l’esistenza a Milano di un comitato promotore per una banca popolare cittadina. Il comitato nacque da una precedente commissione, istituita dall’allora sindaco Antonio Beretta con il compito di promuovere la creazione di una nuova azienda bancaria, denominata “Compagnia del credito sul lavoro di Milano”. La compagnia si sciolse poco dopo, ma lasciò in Luzzatti (responsabile della stesura del programma) l’idea che un istituto popolare fosse pronto a nascere sul suolo meneghino.

Solo nel febbraio del 1865 si riuscì a nominare un consiglio di amministrazione provvisorio composto dallo stesso Luzzatti, oltre a Francesco Viganò, Aristide Gabelli, Alessandro Romanelli, Luigi Bossi, Giovanni D’Italia, Filippo Binda, Giovanni Spertini, Giuseppe Brusadelli, Giovanni Battista Colombo, Giacomo Cattadori oltre ad un certo Tresoldi (di cui non si hanno altre notizie).

Il 3 agosto 1865, in un’assemblea a cui presero parte 350 cittadini di ogni ceto, si preparò l’istituzione della Banca Popolare di Milano e del suo statuto. Luigi Luzzatti convocò il 21 agosto dello stesso anno la prima assemblea straordinaria, alla quale parteciparono 184 soci. Il 7 dicembre 1865 in una sala di Palazzo Marino si svolse l’ultima assemblea preparatoria e nella stessa sede, il 12 dicembre il notaio Girolamo Corridori redasse l’atto di costituzione della Società Anonima a Responsabilità Limitata denominata Banca Popolare di Milano e autorizzata con decreto reale n. 1710 del 23 del medesimo mese.

L’avvio dell’attività creditizia

L’attività creditizia ebbe inizio ufficialmente il 25 gennaio 1866, grazie all’apporto di 404 soci che avevano sottoscritto 1.086 azioni per un capitale di 56.000 Lire. Lo statuto prevedeva un limite massimo di 50 azioni per ciascun socio ad un prezzo di 50 Lire cadauna, pagabili anche ratealmente. Il primo anno di attività si ebbe grande interesse intorno alla neonata Banca, tanto che si raccolsero 700 nuove domande di associazione, e che fecero salire il capitale sociale (quasi interamente versato) a 220.000 Lire ed accantonarne altre 8.000 per le riserve. La crescita negli anni successivi, fu costante e dopo i primi cinque anni di attività si raggiunsero eccellenti risultati: 2.500 soci possedevano 29.706 azioni con un capitale interamente versato, salito a 1.500.000 di Lire.

L’importanza dell’anima popolare

I grandi risultati raggiunti nelle fasi iniziali erano dovuti soprattutto ai notevoli capitali provenienti dell’alta borghesia milanese, e questo aveva aumentato di fatto il distacco tra una minoranza dei soci appartenenti ai ceti operai ed una maggioranza formata dalla borghesia imprenditoriale e aristocratica all’interno dell’azionariato. Il legame con le fasce più deboli dell’economia cittadina fu, fin dall’inizio, uno dei capisaldi dell’attività della Banca Popolare. Si capì subito che la classe operaia non era abituata al credito: lo evitava temendo di indebitarsi o ne abusava utilizzando male questa possibilità. Fu così deciso di porre un limite al voto capitario (sancito dall’art. 11 dell’allora statuto, oggi diventato art. 13), utile a costituire una buona garanzia per i soci meno abbienti.

Il credito agricolo

Le difficoltà riscontrate dall’attività agricola erano ben note al fondatore Luzzatti, che fu il primo a richiedere alla Banca Popolare uno sviluppo in questo senso. In seguito all’Unità d’Italia le campagne erano in una situazione tutt’altro che favorevole: la cronica difficoltà nel recuperare i capitali utili ad ammodernare le macchine agricole era accentuata dagli alti interessi applicati sui Titoli di stato che favorivano la fuga degli investimenti dalle campagne. Questo, unito alla rivoluzione industriale fecero precipitare le capacità economiche dei contadini, che dovevano spesso affidarsi all’usura per sostenere la propria attività. Solo il Monte frumentario veniva loro in aiuto.

La vicina Banca Popolare di Lodi fu il primo istituto ad accorgersi di questo settore e ad istituire nuove filiali vicine alle realtà contadine, fuori dalle mura cittadine. L’interesse di BPM però, era quello di non instaurare nuove agenzie ma di concentrare tutta l’attività sull’unica sede milanese, contando sulla centralità del capoluogo Lombardo per l’attrazione di capitali nazionali ed esteri. La vicina Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde aveva seguito una strategia più decentralizzante con la nascita di nuove filiali, restando però lontana dal credito agricolo privilegiando i mutui ipotecari e i titoli pubblici.

La Banca Popolare di Milano nella persona del suo fondatore, offrì la propria disponibilità per entrare nel settore del credito agricolo. L’amministrazione però e soprattutto il nuovo presidente, Lisiade Pedroni decisero di rinunciare all’apertura verso il settore primario, lasciando aperta la porta per la nascita di un nuovo istituto di credito specializzato: la Banca Agricola Milanese. Nell’anno 1874 fu fondata la banca con la quale BPM strinse subito stretti accordi di collaborazione, che sfociarono poi nella completa acquisizione del 1997.