Fede di Credito del Monte De' Paschi di Siena

Costituzione: N.D.

Fede di Credito del Monte De' Paschi di Siena

ID: 748

La Banca Monte dei Paschi di Siena (abbreviato in Mps), nata nel 1472 come monte di pietà per dare aiuto alle classi disagiate della popolazione della città di Siena, è la più antica banca in attività ed è ritenuta anche la più longeva al mondo.

Costituisce, assieme alle altre società del gruppo, il terzo gruppo bancario italiano per numero di filiali: il Gruppo Montepaschi, dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo. È attivo sull'intero territorio italiano e sulle principali piazze internazionali. L'operatività del gruppo, oltre all'attività bancaria tradizionale, copre l'Asset management, il private banking (fondi comuni di investimento mobiliari, Gestioni patrimoniali per i clienti privati, fondi pensione e Polizze vita), l'investment banking alla finanza i... Altro

ID Immagine Città Emissione Taglio Rarità Valore
A-748Fede di Credito del Monte De’ Paschi di Siena-1Siena1713900 ScudiR8 (11-25 pezzi)S5 (da 251 a 500 €)

La Banca Monte dei Paschi di Siena (abbreviato in Mps), nata nel 1472 come monte di pietà per dare aiuto alle classi disagiate della popolazione della città di Siena, è la più antica banca in attività ed è ritenuta anche la più longeva al mondo.

Costituisce, assieme alle altre società del gruppo, il terzo gruppo bancario italiano per numero di filiali: il Gruppo Montepaschi, dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo. È attivo sull’intero territorio italiano e sulle principali piazze internazionali. L’operatività del gruppo, oltre all’attività bancaria tradizionale, copre l’Asset management, il private banking (fondi comuni di investimento mobiliari, Gestioni patrimoniali per i clienti privati, fondi pensione e Polizze vita), l’investment banking alla finanza innovativa d’impresa (project finance, merchant banking e consulenza finanziaria).

È quotata nell’indice FTSE MIB della Borsa di Milano.

Le origini

Palazzo Salimbeni sede centrale della Banca Monte dei Paschi di Siena
Le Magistrature della Repubblica di Siena fondarono un monte di pietà chiamato Monte Pio nel 1472, anno in cui venne approvato il suo statuto e dal quale l’istituto di credito opera senza interruzione.

Alla base della sua nascita sembra esserci lo “Statuto dei Paschi”, redatto dai Senesi nel 1419 per la regolamentazione di tutte le attività inerenti all’agricoltura e alla pastorizia in Maremma. La nascita dell’istituto di credito, pur, inizialmente, con una diversa denominazione, era uno degli elementi fondamentali per l’applicazione del suddetto statuto.

Dopo l’annessione di Siena al Granducato di Toscana le attività del Monte Pio si espansero al di fuori di quella del prestito su pegno senza interessi, ed in particolare iniziò l’attività di credito fondiario ai possidenti agrari. Nel 1580 il Monte assunse i caratteri della “banca pubblica” in quanto incominciò a svolgere la funzione di esattoria.

Nel 1624 fu costituito un secondo monte, specializzato nel credito agrario, chiamato Monte non vacabile dei Paschi della città e stato di Siena, cui il Granduca Ferdinando II concesse a garanzia dei debiti le rendite dei pascoli demaniali della Maremma (i cosiddetti “Paschi”).

Nel 1629 scoppiò un grave scandalo che coinvolse il camerlengo dell’istituto in carica tra il 1602 e il 1622, e cioè Armenio Melari. Venne infatti accusato dalle autorità cittadine di aver sottratto 40.000 scudi (2 milioni di euro attuali) dalle casse del Monte e condannato a morte tramite impiccagione. Il condannato pare però che sia riuscito a fuggire e a nascondersi in un convento, facendo perdere ogni traccia.

Nel 1783 i due monti furono unificati e la banca assunse l’attuale denominazione nel 1872.

Con l’unità d’Italia la Banca estende la propria attività in tutta la penisola italiana, dando inizio a nuove attività, tra cui il credito fondiario, prima esperienza in Italia.

Nel 1929 la Banca partecipa alla fusione tra Credito Toscano e Banca di Firenze dando vita alla Banca Toscana.

Con la legge bancaria del 1936, il Monte dei Paschi di Siena viene dichiarato istituto di credito di diritto pubblico. La Banca si dota quindi di un nuovo statuto che, pur con varie modifiche, resta in vigore fino al 1995: in base ad esso, nelle nomine di vertice vengono compartecipate le autonomie locali senese e toscana.

Nel periodo che va dal 1990 al 1995, il Monte dei Paschi di Siena è la prima banca in Italia a diversificare la propria attività nella bancassicurazione, con Monte dei Paschi Vita. Tramite Ducato Gestioni opera nei fondi comuni d’investimento. Nel 1990 acquisita il controllo del Mediocredito Toscano e dell’INCA (Istituto Nazionale per il Credito Agrario), le cui attività confluiranno in MPS Banca per l’Impresa e successivamente in MPS Capital Services. Acquisisce inoltre partecipazioni di controllo in banche estere, in Belgio, in Svizzera e in Francia.

1995 – La Fondazione

Il decreto del Ministero del Tesoro dell’8 agosto 1995 dà origine a due enti: la Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, ente no-profit. La Fondazione MPS ha sede nel Palazzo Sansedoni.
Il decreto del Ministero del Tesoro dell’8 agosto 1995 dà origine a due enti: la Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, quest’ultimo un ente no-profit che ha per scopo statutario finalità di assistenza e beneficenza, nonché di utilità sociale nei settori dell’istruzione, della ricerca scientifica, della sanità e dell’arte, soprattutto con riferimento alla città e alla provincia di Siena.

1999-2010 – Quotazione in Borsa e acquisti

Il 25 giugno 1999 la Banca Monte dei Paschi di Siena viene quotata sulla Borsa Valori di Milano con un’offerta pubblica che fa registrare richieste di acquisto pari a dieci volte l’offerta.

Con la quotazione in Borsa comincia un’intensa fase di espansione territoriale e operativa. Vengono acquisite partecipazioni in significative banche regionali con forte radicamento territoriale, tra cui Banca Agricola Mantovana (BAM) e Banca del Salento (poi Banca 121). L’acquisizione della BAM ha permesso alla Banca di incrementare la sua presenza nell’Italia settentrionale, quella della Banca del Salento principalmente nel meridione. Si dà vita al potenziamento delle strutture produttive, nel settore del credito specializzato e dei prodotti finanziari per le imprese, così come nel comparto del credito al consumo, con la società Consum.it, e nel settore dell’investment banking, nel risparmio gestito e nel parabancario, in particolare con la banca MPS Leasing & Factoring. Parallelamente, si procede con il riassetto organizzativo interno del gruppo, finalizzato all’applicazione di un modello specialistico multimercato.

L’8 novembre 2007, il Monte dei Paschi di Siena annuncia con una nota di aver raggiunto un accordo con Banco Santander per l’acquisto di Banca Antonveneta per 9 miliardi di euro, esclusa la controllata Interbanca che rimane di proprietà della banca spagnola. Antonveneta è la banca padovana che, dopo il caso Bancopoli, fu acquistata da ABN AMRO e sarebbe dovuta passare al Banco Santander dopo l’acquisto della banca olandese da parte del consorzio composto da RBS, Santander, Fortis.

Nel 2010 ha superato lo “stress test” effettuato dal Committee of European Banking Supervisors (CEBS). Il test analizzava la solidità patrimoniale degli istituti bancari per verificare le capacità di resistenza alle crisi.

2011 – La crisi e i due aumenti di capitale

Al 4 febbraio 2011 risultava essere la quarta banca italiana[12] nella classifica delle 15 banche a maggiore capitalizzazione tra quelle quotate sulla borsa italiana.

MPS chiude il 2011 con una perdita netta di 4,69 miliardi di euro.

Nell’assemblea dei soci del 27 aprile 2012, su indicazione della Fondazione MPS, viene nominato presidente del CDA della Banca Alessandro Profumo, già amministratore delegato di Unicredit dal 1998 al 2010, mentre amministratore delegato diviene Fabrizio Viola, che da gennaio 2012 è anche Direttore Generale.

Il 27 giugno 2012 viene approvato il nuovo piano di riassetto del gruppo Monte dei Paschi di Siena, fortemente improntato alla riduzione dei costi e alla razionalizzazione. L’operazione prevede la soppressione di oltre 4.600 posti di lavoro con incorporazione delle controllate e chiusura di 400 filiali entro il 2015.

I sindacati dei dipendenti del Gruppo si oppongono questo piano di riassetto e indicono scioperi generali il 16 marzo 2012 e il 27 luglio 2012. Altissima è stata la partecipazione a tali iniziative, con adesione allo sciopero di circa l’85% del personale, con conseguente chiusura del 90% delle filiali su tutto il territorio nazionale. Folte manifestazioni di protesta (con cortei e comizi) si sono tenute a Siena (oltre quattromila partecipanti), e in altre città italiane. Tra le iniziative politiche in merito, nel maggio 2012, i senatori dell’Italia dei Valori, Elio Lannutti e Francesco Pardi, hanno chiesto al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Vittorio Grilli, il commissariamento del Montepaschi.

Un’interrogazione parlamentare (rivolta al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero, e al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Vittorio Grilli) viene presentata nel luglio 2012, dall’onorevole Teresa Bellanova (Partito Democratico). Anche la Regione Puglia si è schierata dalla parte dei lavoratori.

A seguito dell’acquisto per 10 miliardi di euro di Antonveneta la banca ha subito un pesante rovescio finanziario che ha coinvolto anche la Fondazione Mps, principale azionista. Il nuovo management ha presentato un piano industriale per il 2012-2015 di riduzione dei costi di 565 milioni di euro, cessioni di attività, svalutazione degli avviamenti (per una cifra da definire) e la richiesta di liquidità allo Stato Italiano per 3,4 miliardi di euro (per mezzo dei cosiddetti Monti bond).

In data 5 maggio 2013 il Fondo Monetario Internazionale, all’interno di un report, stimola le autorità di controllo italiane e il governo all’esecuzione del piano di ristrutturazione come previsto ed ad intervenire qualora necessario per centrare gli obiettivi prefissati nello stesso.

In data 9 giugno 2014 ha avuto inizio un aumento di capitale da 5 miliardi di € molto diluitivo, destinato a stravolgere gli assetti azionari.

Il 26 ottobre 2014 MPS è bocciata dagli stress test della BCE: la banca è costretta a varare un nuovo aumento di capitale da 3 miliardi di € nuovamente molto diluitivo fino al 90%, avvenuto dal 25 maggio all’inizio di giugno 2015, a solo un anno di distanza da quello precedente. Il titolo Mps perse il 39,2% in borsa nelle ultime 5 sedute di scambi azionari del mese d’ottobre del 2014.

Nel giugno del 2015 la banca termina il rimborso dei Monti bond. Mentre il capitale viene rimborsato in denaro una parte degli interessi (240 milioni) vengono rimborsati tramite azioni, rendendo lo Stato Italiano azionista della banca con il 4% del capitale.

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