Torcitura di Borgomanero S.A.

Costituzione: 1932

Codice ISMIN: 50304

Il setificio V. Charollais, E. Pirjants, J. de Micheaux e C. iniziò l’attività nella primavera del 1902 inserendosi nel mercato serico di Milano. Nel capoluogo lombardo, sorse anche la sede della nuova impresa con la denominazione di Società Anonima Torcitura di Borgomanero e con consigliere delegato Vittorio Charollais. Lo stabilimento di Borgomanero, destinato a dare occupazione a 700 operai, fu realizzato su progetto dell’ing. Sozzi di Milano e la direzione dei lavori fu affidata all’ing. Carlo Tinivella e all’ing. Croppi. La nuova attività completava il panorama del nascente sistema industriale borgomanerese che già annoverava l’incannatoio di seta Imperatori quindi Leopoldo Wollert e Giulio Strazza, detto fabbrichìn, e le offi... Altro
ISMIN Immagine Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-50304-Milano19321 azione al portatore da Lire 70R1 (Più di 5000 pezzi)S1 (da 0 a 25 €)
B-50304-Milano19322 azioni al portatore da Lire 70R1 (Più di 5000 pezzi)S1 (da 0 a 25 €)
Il setificio V. Charollais, E. Pirjants, J. de Micheaux e C. iniziò l’attività nella primavera del 1902 inserendosi nel mercato serico di Milano. Nel capoluogo lombardo, sorse anche la sede della nuova impresa con la denominazione di Società Anonima Torcitura di Borgomanero e con consigliere delegato Vittorio Charollais. Lo stabilimento di Borgomanero, destinato a dare occupazione a 700 operai, fu realizzato su progetto dell’ing. Sozzi di Milano e la direzione dei lavori fu affidata all’ing. Carlo Tinivella e all’ing. Croppi. La nuova attività completava il panorama del nascente sistema industriale borgomanerese che già annoverava l’incannatoio di seta Imperatori quindi Leopoldo Wollert e Giulio Strazza, detto fabbrichìn, e le officine meccaniche Filippo Uecher e C., passate poi sotto il controllo di Giovanni Battista Primatesta.
La moderna Borgomanero industriale si concentrò soprattutto nella parte a nord del territorio comunale che si era andata ricoprendo di impianti, servizi e nuove costruzioni come la citata Wollert e Strazza, la cereria Savoini, la falegnameria Cassina, il Ricovero di Mendicità e la nuova sede dell’Ospedale. I maggiori complessi si avvalsero dell’apporto determinante del capitale straniero. La scelta degli investitori, specialmente nel comparto serico, fu ben oculata. Infatti, a Borgomanero essi trovarono manodopera abbondante e docile, una tecnologia evoluta (i macchinari di Charollais venivano dalla Tosi di Legnano e dalla Battaglia di Luino, industria pioniera del meccano-tessile), la disponibilità di energia elettrica, un originale know-how frutto di una secolare tradizione nella filatura della seta e di  una bachicoltura tra le più rilevanti nel mercato novarese.

L’impianto di Borgomanero, chiamato per la sua imponenza fabricon, conobbe nel tempo cambiamenti di direzione, ampliamenti e riconversioni produttive. Con la grande guerra, la favorevole congiuntura della lavorazione serica si esaurì. La fabbrica di Borgomanero, dopo il ritiro degli investitori francesi nel 1923, dovette affrontare la crisi dovuta alla concorrenza delle sete asiatiche e giapponesi e alla crisi mondiale del 1929. Senza abbandonare del tutto la linea originaria, la produzione fu estesa alla lavorazione del cotone e delle fibre artificiali, dove l’azienda mantenne alto il suo prestigio internazionale coi filati di poliammide e col marchio Borgolon.

La nuova strategia di mercato fu incoraggiata nel secondo dopoguerra dalla forte crescita del comparto. Frattanto, la proprietà dell’azienda era passata al gruppo svizzero Bryner che impresse una progressiva accelerazione ai processi di ristrutturazione aziendale specialmente negli anni Sessanta e Settanta. Produzione e produttività aumentarono insieme ai carichi e ai ritmi di lavoro. La manodopera maschile fu preferita in un quadro di maggiore flessibilità e di costante diminuzione dell’occupazione. Nel 1964, con 540 addetti l’azienda di Borgomanero produceva 1.500 q di filato e, nell’autunno del 1973, prevedeva già una produzione decuplicata di ben 15.000 q di filato con un organico inferiore ai 400 addetti. La ristrutturazione fu completata col ricorso alla cassa integrazione e con la rilocalizzazione delle produzioni tra Borgomanero e le altre fabbriche del gruppo che sorgevano a Castel Rozzone, Monte Cremasco di Pandino, Camnago di Lentate sul Seveso e, per ultimo, nel nuovo impianto di Varallo Pombia. Nei primi anni Novanta, i lavoratori si ridussero a 150, mentre il fatturato aziendale raggiunse punte record fra i 30 e i 35 miliardi di vecchie lire. L’apprezzata produzione dell’azienda di Borgomanero veniva collocata per metà sul mercato nazionale e per metà sui mercati europei, mediorientali e nordamericani.

A seguito degli ingenti danni provocati da un incendio nel 1994, gran parte della produzione fu trasferita a Varallo Pombia. Nella sede storica rimase un reparto di filatura con una trentina di operai. La sua definitiva chiusura pochi mesi fa ha segnato, dopo un secolo di attività, la fine della Torcitura di Borgomanero.