Motoaratrice (La) Brevetti Ingg. Pavesi e Tolotti S.A.
Costituzione: 1916
Codice ISMIN: 48274
L'attuale «Motomeccanica» ebbe modeste origini. Poco prima del 1910 l'ing. Giulio Tolotti, proveniente da importante industria automobilistica, aveva ideato, per sollecitazioni d'un parente agricoltore, una piccola macchina per arare il terreno azionata da motore a scoppio. Nel 1910 si associo con l'ing. Ugo Pavesi, egli pure proveniente da industria automobilistica, e insieme costruirono la prima macchina da render nota con un motore di soli 5 cavalli.
Base della costruzione era un telaio orizzontale su 3 ruote; la direttrice davanti,posteriormente una portante e l'altra motrice. Quest'ultima era veramente una novità, con palette tenute mobili fra 2 dischi a scheletro onde entrassero verticalmente nel terreno, come entrano nell'acqua quelle delle ruo... Altro
| ISMIN | Immagine | Provincia | Emissione | Taglio | Rarità | Valore |
|---|---|---|---|---|---|---|
| A-48274 | - | Milano | 1916 | 1 azione al portatore da Lire 125 | R2 (1001-5000 pezzi) | S2 (da 26 a 50 €) |
L’attuale «Motomeccanica» ebbe modeste origini. Poco prima del 1910 l’ing. Giulio Tolotti, proveniente da importante industria automobilistica, aveva ideato, per sollecitazioni d’un parente agricoltore, una piccola macchina per arare il terreno azionata da motore a scoppio. Nel 1910 si associo con l’ing. Ugo Pavesi, egli pure proveniente da industria automobilistica, e insieme costruirono la prima macchina da render nota con un motore di soli 5 cavalli.
Base della costruzione era un telaio orizzontale su 3 ruote; la direttrice davanti,posteriormente una portante e l’altra motrice. Quest’ultima era veramente una novità, con palette tenute mobili fra 2 dischi a scheletro onde entrassero verticalmente nel terreno, come entrano nell’acqua quelle delle ruote sui vecchi piroscafi. Per la marcia stradale le palette si ritiravano prima d’arrivare a contatto col terreno. I corpi d’aratro erano fissati sotto il telaio che aveva manovra d’abbassamento per farli entrare nella terra. Bastava quindi un solo conducente seduto sopra, a fianco del motore.
L’insieme denotava uno studio accurato e da veri competenti di quella meccanica speciale, con perfetto equilibrio tra la forza motrice e le diverse resistenze all’avanzamento, principale fra esse quella dei corpi d’aratro in lavoro. L’azienda continuò a svilupparsi dapprima come società in nome collettivo (anno 1911) inviando la macchina d’accresciuta potenza a dar saggi della sua bontà in Italia e all’Estero, anche in pubblici concorsi, ottenendo incoraggiamenti e premi.
Nel 1912 la Società divenne in accomandita col nome di « La Motoaratrice », iniziando la costruzione dello stabilimento in via Oglio 18, Milano (ove trovavasi fino all’inizio del 1959, attualmente trasferita nel nuovo grandioso stabilimento sul prolungamento di via Avezzana, sempre a Milano e fuori di porta Romana), con graduali ampliamenti fino a raggiungere 40.000 mq nel 1918.
Nel 1913 la macchina, chiamata essa pure « Motoaratrice », in più col motto « eundo aro », comparve ai concorsi internazionali d’aratura meccanica di Tunisi e di Parma; nell’autunno in risaia a Novara.
Intanto la Ditta creava una nuova macchina a 4 ruote, le due posteriori motrici ancora con palette mobili, divenuta poi la rinomata trattrice italiana della prima guerra mondiale, con àrgano e gru da 5 tonnellate, facilmente applicabile.
Nel 1914 la Società si trasformò in anonima, sviluppando la costruzione delle trattrici da guerra e dei carri rimorchio a volta corretta con ordinazione di 1000 per le prime, di 5000 per i secondi.


