Filature Seriche Lombarde S.A.

Costituzione: 1908

Codice ISMIN: 44775

L'arte della filatura e della tessitura in Lombardia era già attiva in Lombardia nel 1300. Ad un secolo più tardi risalgono le leggi di Gian Galeazzo Maria Sforza che, per favorire la produzione serica, imponeva a tutti i proprietari terrieri la piantumazione di un certo numero di gelsi, pianta di cui si nutrivano i bachi da seta.

ISMIN Immagine Provincia Emissione Taglio Rarità Valore
A-44775-Milano1908Quota di partecipazioneR2 (1001-5000 pezzi)S2 (da 26 a 50 €)

L’arte della filatura e della tessitura in Lombardia era già attiva in Lombardia nel 1300. Ad un secolo più tardi risalgono le leggi di Gian Galeazzo Maria Sforza che, per favorire la produzione serica, imponeva a tutti i proprietari terrieri la piantumazione di un certo numero di gelsi, pianta di cui si nutrivano i bachi da seta.

Pietro Ronzoni – Filanda nel bergamasco (1820 ca.)

All’alba dell’unità d’Italia (1860) la Lombardia produceva poco più di 1400 tonnellate di filato di seta grezza sul totale italiano di 4200 tonnellate (circa un terzo di tutta la produzione): seguivano il Regno di Sardegna con circa 900 tonnellate, poi il Veneto con circa 700 tonnellate ed il Regno delle Due Sicilie con poco meno di 600 tonnellate; le restanti 600 tonnellate erano fornite dai rimanenti stati italiani.

Tra tutte le industrie tessili, l’industria serica fu per molto tempo la più importante in Lombardia: la produzione locale di filato di seta era al 1856 di circa 4 milioni di libbre milanesi, ovvero circa 1300 tonnellate all’anno, che forniva circa il 70% del commercio totale della seta in Lombardia, a cui si aggiungeva il filato proveniente dal Veneto o da altre province austriache, per un totale di circa 1870 tonnellate commerciate o trattate in Lombardia. Di tutto questo, solo poco più del 20% era destinato al commercio interno, mentre il resto veniva esportato in tutta Europa. L’esportazione avveniva anche se in minima parte già dai bozzoli di seta, per una produzione totale di circa 14500 tonnellate di cui 200 esportate e altre 200 per la riproduzione dei bachi. I bozzoli rimasti in Lombardia venivano lavorati da un numero approssimativo di 3100 filande, di cui 144 a vapore, per un totale di 40000 aspi: nelle suddette filande lavoravano poco meno di 80000 addetti tipicamente di sesso femminile, tuttavia gran parte delle filande erano attive a tempo pieno solo per 60 giorni l’anno.

Della seta grezza prodotta circa un settimo veniva esportata allo stato greggio, mentre il resto subiva almeno una lavorazione prima di essere messa in commercio. Dopo la filatura la seta doveva essere sottoposta a torcitura nelle 525 filatoi su circa 530000 fusi: il numero totale di addetti negli stabilimenti regolarmente funzionanti quasi tutto l’anno era di circa 35000 operai. Seguiva quindi la fabbricazione dei tessuti in seta: essa era quasi totalmente concentrata tra le province di Como e Milano e contava 141 stabilimenti per 3400 telai, di cui 835 alla Jacquard, per un numero di occupati di circa 7500 individui.

Erano infine presenti due stabilimenti per la lavorazione dei cascami dei bozzoli di seta a Milano e Bergamo per 1500 fusi che producevano all’incirca 800 tonnellate l’anno di cascami di seta. Sebbene i dati siano riferiti al 1856, era già nota in questo settore nel 1840 la Manifattura Vercellone con i suoi 140 operai. Nella bergamasca le filande si avvantaggiarono dello sfruttamento iniziato nel 1804 del giacimento di lignite a Leffe, combustibile che presentava vantaggi rispetto alla legna abitualmente usata per l’ebollizione dell’acqua dei filati e la loro essiccazione.