Charbonnages de Pienza Comp. Franc. – Paris
Costituzione: 1876
Codice ISMIN: 39073
La compagnia, costituita a Parigi con capitali francesi nel gennaio 1876, era nata con l’intento di portare avanti lo sfruttamento di alcune miniere di lignite nei pressi di Pienza. Probabilmente, la relativa vicinanza con Murlo, indusse la compagnia francese, poco dopo la sua costituzione, a rivolgere i propri interessi anche in questa direzione, tanto più che la Società della Miniera Carbonifera di Murlo in quel momento non doveva versare in solide condizioni economiche, vista l’inattesa dilatazione dei costi per la realizzazione della ferrovia, la cui costruzione si era prolungata nel tempo ritardando, con la mancata vendita del minerale, il progressivo rientro dei capitali investiti... Altro
La compagnia, costituita a Parigi con capitali francesi nel gennaio 1876, era nata con l’intento di portare avanti lo sfruttamento di alcune miniere di lignite nei pressi di Pienza. Probabilmente, la relativa vicinanza con Murlo, indusse la compagnia francese, poco dopo la sua costituzione, a rivolgere i propri interessi anche in questa direzione, tanto più che la Società della Miniera Carbonifera di Murlo in quel momento non doveva versare in solide condizioni economiche, vista l’inattesa dilatazione dei costi per la realizzazione della ferrovia, la cui costruzione si era prolungata nel tempo ritardando, con la mancata vendita del minerale, il progressivo rientro dei capitali investiti. Tra l’altro, per far fronte al proseguimento del progetto, sia per quanto riguardava l’ultimazione della ferrovia, così come i lavori di preparazione agli scavi sistematici e la costruzione delle strutture accessorie (case per i minatori, magazzini, officina, ecc.), la compagnia di Murlo aveva provveduto nel giugno 1875 a reperire ulteriori fondi con l’emissione di obbligazioni per un valore complessivo di 1.500.000 di lire. Ma evidentemente anche questo non era stato sufficiente a correggere un percorso che si prospettava estremamente incerto. Gli investitori piemontesi che facevano capo alla società di Murlo, abbandonarono così l’impresa lasciando il passo nella gestione della miniera (non ne conosciamo i termini esatti) alla compagnia francese: quest’ultima, nel giugno 1876 è già subentrata alla società di Murlo, e di seguito, per poter affrontare il nuovo impegno oltre a quello di Pienza, il giorno 7 del mese decide un aumento del proprio capitale sociale e procede poi all’emissione di obbligazioni il primo luglio 1876 (nei certificati obbligazionari stampati nell’occasione compare infatti la dicitura CONCESSIONNAIRE DES MINES DE MURLO ET PROPRIETAIRE DU CHEMIN DE FER DE MURLO A MONTE-ANTICO, che non era presente nei titoli azionari emessi alla fondazione nel precedente gennaio).
C’è da pensare, probabilmente senza andare troppo lontano dal vero, ad un atto speculativo da parte dei francesi, subentrati, guarda caso, proprio nel momento in cui la ferrovia mineraria era stata ultimata, o poco ci mancava, a spese della compagnia di Murlo. A quel punto, la coltivazione della miniera era in corso da un anno e in quell’arco di tempo era stata estratta una quantità di lignite pari a circa duemila tonnellate, quantità ben lontana dalle rosee previsioni di cinque anni prima.
Dopo poco più di anno dal subentro, la compagnia francese si rende conto che l’andamento della lavorazione ha un riscontro ampiamente negativo, in quanto il costo di produzione della lignite estratta supera di quattro/cinque volte il prezzo di vendita. Molteplici sono le cause di tale risultato, riassumibili comunque in una conduzione dell’impresa che imponeva spese generali troppo elevate, nel gravoso onere degli interessi da pagare sui capitali impiegati nell’allestimento degli impianti, nella mancanza di una considerevole estrazione del minerale ma, sopra ogni cosa, nel suo limitato smercio. Nella seconda metà del 1877, la società francese intraprende allora la più facile via della cessione di esercizio della miniera: subentra così la Società Industriale Italiana, coll’intesa di ripartire con la compagnia francese l’utile netto ricavato dalla miniera. La nuova società ne affida la direzione all’ingegner Pompeo Moderniil qualeperò, dopo soli nove mesi di esercizio, dovrà proporre alla Società Industriale Italiana di sospendere la lavorazione, che non presentava più nessuna probabilità di divenire redditizia. Nel 1878 la gestione della miniera tornava così alla compagnia francese che la porterà avanti sino al 1885.


